Uno striscione lungo 15 metri per dire di no all’alta velocità e lanciare la manifestazione nazionale di sabato in Val di Susa. Hanno deciso di prendere parola così gli attivisti del centro sociale Crash e gli universitari del collettivo Cua. Obiettivo: comunicare alla città il loro no alla Tav che da Torino dovrebbe arrivare a Lione, e che da anni ormai è luogo di scontro non solo verbale tra i valsusini e forze dell’ordine. I manifestanti, in tutto un centinaio, si sono presentati di fronte alla stazione centrale e lì, dopo avere dispiegato il loro striscione lungo come quasi tutto il porticato, hanno spiegato a pendolari e passanti il perché della loro contrarietà alla Tav. “A tutti quelli che si lamentano della finanziaria che taglia scuole, sanità e pensioni – recita il volantino distribuito  – vogliamo ricordare come la Tav costerà 40 miliardi, 5mila euro a centimetro”.

Poi, anche con l’ausilio del maxi striscione ribattezzato per l’occasione “metro no-tav”, l’elenco di cosa si potrebbe fare in alternativa all’alta velocità Torino-Lione. Quattro centimetri di Tav corrisponderebbero, secondo i calcoli dei manifestanti, ad un anno di pensione. E ancora: 3 metri ad una scuola materna di 4 sezioni, mezzo chilometro ad un ospedale da 1200 posti. Tutta l’opera ad un sussidio di disoccupazione universale per studenti e precari. Per questo l’alta velocità sarebbe per loro “inutile, dannosa e uno spreco di soldi pubblici”. Dalla stazione i manifestanti si sono poi spostati sul ponte di via Stalingrado, lo hanno invaso e da lì sono in partiti bloccando il traffico verso piazza Maggiore prima, la facoltà di Lettere e filosofia poi, dove è previsto nella serata un dibattito con attivisti della val Susa.

Tra gli slogan, oltre all’ormai solito “Sarà dura”, anche attacchi e insulti contro il Procuratore capo del tribunale di Torino Gian Carlo Caselli. “Caselli fa parte del meccanismo repressivo – spiegano i manifestanti – con gli arresti dai lui ordinati è partito un attacco mirato a tutto il movimento no Tav, un attacco alle ragioni stesse di chi contesta un’opera folle e devastante per il territorio”.

La lotta no tav è da tempo la trincea di tutti i movimenti nazionali, compresa Bologna. Per la Val Susa partiranno sabato mattina molti bus. Ad organizzarli, oltre al centro sociale Crash, anche il Tpo di via Casarini e la rete TimeOut. Cosa faranno i bolognesi? “Saliremo in valle decisi e determinati – spiega un manifestante – convinti anche questa volta che tagliare le reti e opporsi alla tav non può essere un reato”.

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