Fiducia a Monti, articolo 18 che non deve essere un tabù e il ricordo delle sue dimissioni (“Decisi io, non fu Napolitano a chiedermelo”). Sta in questi passaggi l’intervista rilasciata da Silvio Berlusconi all’agenzia di stampa spagnola Efe. Senza contare, la già ribadita, volontà di non volersi più ricandidare alla presidenza del Consiglio. In Parlamento, quello sì.

Il cavaliere, dunque, conferma il sostegno “leale” al governo Monti e lo incoraggia a procedere sulla strada delle riforme. Dell’attuale presidente del Consiglio, Berlusconi dice: “conosco bene la sua serietà e competenza, e gli sono al fianco con lealtà. In questo momento dobbiamo tutti lavorare nell’esclusivo interesse dell’Italia. Anzi, lo incoraggio a portare a termine il lavoro iniziato e ad affrontare senza esitazioni tutte le misure necessarie per liberarci dalle incrostazioni strutturali e burocratiche che ostacolano la crescita”. “Ci troviamo in una situazione di emergenza -prosegue il presidente del Pdl- in cui l’esecutivo deve dare prova ogni giorno di puntare ai risultati per i quali è nato e continua a essere votato. Ma grazie al sostegno della maggioranza e dell’opposizione, questo governo di tecnici deve anche mirare a realizzare quella riforma dell’architettura istituzionale indispensabile per la governabilità dell’Italia”.

Questione riforme. ”Monti – prosegue l’ex premier – si trova nella posizione ideale per realizzare le riforme che il mio esecutivo aveva avviato senza poterle portare a termine, anche per la riluttanza dei partner della nostra coalizione”. E ancora: “Spero che Monti riesca a rendere più flessibile il mercato del lavoro e a realizzare un’effettiva libertà di concorrenza per restituire competitività all’Italia”. Quindi un consiglio all’attuale premier: ”E’ una situazione di emergenza in cui l’esecutivo deve dare prova ogni giorno di puntare ai risultati per i quali è nato e continua a essere votato. Ma grazie al sostegno di maggioranza e opposizione, questo governo di tecnici deve anche mirare a realizzare quella riforma dell’ architettura istituzionale indispensabile per la governabilità dell’Italia”. Lo afferma Berlusconi in un’intervista all’Efe. Al momento, ricorda, il governo ha “solo potere di presentare dei ddl in Parlamento”.

Ma certo nella mente del Cavaliere resta vivo il ricordo del suo abbandono. ”Se mi sento tradito dal presidente Napolitano per aver appoggiato la candidatura di Monti a scapito del mio governo? Niente affatto. Sono stato io a scegliere di dimettermi e a fare un passo indietro pur avendo ancora la maggioranza nei due rami del Parlamento e senza che il mio governo fosse mai stato sfiduciato. L’ho fatto per senso di responsabilità – aggiunge – e per senso dello Stato, per togliere pretesti a chi speculava sull’Italia”.

Passaggio inevitabile sulla questione giustizia. Situazione, naturalmente, declinata in maniera del tutto personale. “I processi contro di me sono strumentali e gli italiani lo sanno, altrimenti non avrebbero continuato a votarmi”. E dunque: “C’è stata ed è tuttora in corso una campagna di calunnia, di persecuzione giudiziaria e di diffamazione a livello internazionale nei miei confronti condotta per fini politici da una casta di magistrati ideologicamente orientati (che per fortuna sono solo una parte della magistratura italiana) e da organi d’informazione politicamente schierati che si sono fatti portavoce dell’opposizione e della stessa casta giudiziaria di estrema sinistra. E’ stato un danno più per l’Italia che non per me personalmente”.

Punto finale, poi, sulla situazione politica, alleanza con il Carroccio compresa. “”Oggi la Lega vuol dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra anche riguardo al governo. Questo non significa la fine della nostra alleanza. In questi anni, se un merito l’ho avuto è stato quello di riuscire a unire le diverse anime dei moderati dando stabilità al sistema politico e provocando cambiamenti profondi nella stessa sinistra”. L’alleanza, dunque, resiste. Mentre a coloro che ne stanno cercando in giro, vedi Casini, il Cavaliere suggerisce: ” ”Mi auguro che Casini e il suo partito, che è con noi in Europa nel Partito Popolare Europeo, abbiano la saggezza di capire che in Italia i moderati sono la maggioranza, ma vincono solo se restano uniti”.

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