“Minacce di morte e repressione, sono queste le armi del governo di destra contro cui ci opponiamo”. Dopo l’anno magico con mezzo Cile in piazza per sostenere il movimento di studenti e operai, Camila Vallejo, Karol Cariola e Jorge Murua cercano in Europa l’attenzione solidale di un internazionalismo che sembra ormai solo un vecchio ricordo per la sinistra: “Da noi il ministro dell’Interno ha scritto una legge, pochi giorni fa, per mandare in galera chiunque blocchi una strada per manifestare: ci arresteranno non per atti violenti, basterà che ci baceremo in migliaia davanti al Parlamento come abbiamo fatto qualche mese fa”.

I tre leader del movimento studentesco cileno hanno fatto tappa in Italia, hanno dovuto qui subire i piccoli litigi dei comunisti nostrani (con Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto che hanno preteso il dibattito separato da quello con Vendola, costringendo i tre ragazzi a un tour de force sotto il nevischio di Roma). Hanno le idee molto chiare. “Il merito del nostro movimento è stato quello di risvegliare una coscienza collettiva che si era assopita dopo il governo socialdemocratico di Michelle Bachelet, lei non ha mantenuto tutte le promesse in nome di una concertazione con la destra che non condividiamo, perché è la stessa destra della dittatura di Pinochet”, Karol è sveglia e tiene il palco anche meglio di Camila.

La pasionaria di Santiago, 24 anni, la scorsa estate su copertine e prime pagine di tutto il mondo, appare riflessiva, misura le parole, ma attacca senza remore. Ha un piglio da combattente (“La mia vita è cambiata, ma è successo a tutti i dirigenti del movimento che ricevono minacce di morte continue”), ma la fermezza di una figura istituzionale quale è per migliaia di studenti. A lei una funzionaria ministeriale si riferì in questo modo: “Si ammazza la cagna e ci si sbarazza della figliata” (la stessa frase usata da Augusto Pinochet nei confronti di Salvador Allende nei giorni del golpe, 1973). Hanno cercato di dividerli, sanno che una parte del movimento è difficile da controllare: “I violenti ci sono, ma sono una minoranza che abbiamo sconfitto. Mentre la repressione cercava di far credere che il movimento fosse solo quello, abbiamo portato in piazza migliaia di persone per un bacio collettivo che ha fatto il giro del mondo”. Come quello che stanno facendo oggi questi tre ragazzi, che si dicono fieramente comunisti, che credono in un modello di società diversa, una democrazia senza più le scorie della dittatura militare, e che lottano, davvero, per ottenerla.

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