Casale Monferrato rinuncia ai milioni di Mr. Eternit. Oggi la giunta comunale presieduta da Giorgio Demezzi ha rifiutato la proposta della Becon A.G. per conto dell’imputato Stephan Schmidheiny, accusato dal pool del pm Raffaele Guariniello di disastro doloso e omissioni dolosa di cautele antinfortunistiche per l’inquinamento e le malattie mortali provocate dall’amianto. Lo svizzero proprietario della Eternit AG aveva offerto 18,3 milioni di euro a patto che il Comune uscisse dal processo e rinunciasse a qualsiasi azione futura nei suoi confronti e verso le sue aziende. Un’offerta rigettata da Demezzi dopo l’avvio di un percorso istituzionale con il Ministro della Salute Renato Balduzzi e con il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini lo scorso 26 gennaio: “Abbiamo valutato con senso di responsabilità e razionalità, nonostante la forte emotività che evoca il nostro dramma”, ha affermato il sindaco.

In un primo momento Demezzi, la giunta e il consiglio comunale si erano dimostrati molto favorevoli: si trattava di molti soldi, più di quelli richiesti dai loro avvocati come risarcimento danni, da incassare in tempi rapidi. Ma la rinuncia a ogni azione legale in futuro avrebbe vanificato l’unione tra amministrazione e cittadini nella ricerca di giustizia. Per questo centinaia di abitanti e l’Associazione dei familiari delle vittime dell’amianto (Afeva) erano intervenuti al consiglio comunale del 16 dicembre che ha approvato la delibera. Dopo le aspre critiche Demezzi aveva chiesto l’intervento del governo e giovedì scorso, al termine dell’incontro a Roma col ministro Balduzzi (nato a Voghera, non troppo distante dal Monferrato), con ministro Clini, coi rappresentanti delle Asl locali e dell’Afeva, il sindaco aveva dato segnali di ripensamento. I ministri avevano messo sul banco della trattativa nove milioni di euro da destinare tramite la Regione Piemonte al Comune per le bonifiche e la ricerca sui tumori causati dall’asbesto. Denaro a cui si aggiungerà l’eventuale risarcimento stabilito dai giudici di Torino al termine del processo contro Schmidheiny e il predecessore belga, Jean Louis De Cartier De Marchienne. La sentenza arriverà il 13 febbraio prossimo.

Nei giorni scorsi altri comuni del Monferrato hanno valutato le offerte di Schmidheiny e lunedì sera sono diventati sette (su undici) i consigli comunali contrari. Stanno optando per il “sì” i comuni non alessandrini: “Quelli fuori dalla provincia di Alessandria – spiega a ilfattoquotidiano.it Bruno Pesce, segretario dell’Afeva -, che hanno vissuto meno il problema, sono favorevoli. Secondo noi per principio dovrebbero rifiutare, ma comprendiamo: c’è una prospettiva e un contesto ben diverso da quello di Casale e dei comuni vicini”.

La giunta avrebbe dovuto decidere già ieri sera, ma la discussione è andata per le lunghe. All’interno c’erano delle spaccature: da una parte Demezzi e chi lo segue, dall’altra l’assessore ai lavori pubblici Nicola Sirchia (rinviato a giudizio per peculato insieme all’ex sottosegretario alle politiche agricole Roberto Rosso del Pdl) e altri favorevoli. Se fosse stata accettata l’offerta per alcuni inquirenti e avvocati di parte civile sarebbe stata una mossa sbagliata di Schmidheiny dal punto di vista processuale, un riconoscimento tardivo delle colpe. Sarebbe rimasto però il passo falso dell’amministrazione dal punto di vista democratico, quella decisione presa senza considerare la volontà dei cittadini e la rottura di un’unione di anni nella lotta contro il male che ha ucciso circa 1.800 abitanti tra ex lavoratori e non. “Abbiamo perseguito sempre e solo l’interesse presente e futuro della città – ha affermato oggi il primo cittadino – e lo abbiamo fatto con l’intento di offrire una possibilità di riscatto al nostro territorio, pensando prima di tutto ad eliminare le criticità ambientali e a favorire la ricerca sanitaria”.

Demezzi ha ricordato che sono state due “le motivazioni che ci hanno spinto a prendere in considerazione l’offerta”. Da una parte “l’assoluta incertezza sui tempi e sulle somme che eventualmente avremmo potuto ottenere rimanendo parte civile nel processo”, dall’altra “la certezza che comunque giustizia sarebbe stata fatta”: “Non abbiamo però mai smesso di cercare soluzioni alternative per dare una risposta vera e concreta ai problemi di chi soffre e di chi vive nel rischio, senza farci travolgere dalle polemiche o dalla strumentalizzazione dei sentimenti di una popolazione così colpita”, ha aggiunto. Tra le azioni previste c’è l’avvio, tramite il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, di un progetto per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori e della popolazione esposta all’amianto. Inoltre a questi fondi dovrebbero aggiungersi altri 740mila euro del Cipe per la bonifica del territorio di Casale.

“Non dimenticheremo mai il nostro passato, ma è arrivato il momento di guardare al futuro”, ha concluso Demezzi. Per l’Afeva si tratta di una decisione ragionevole: “L’amministrazione comunale ha fatto la scelta più giusta che deve ricondurre a un fronte più unito anche dopo la sentenza – ha affermato Pesce -. Così si deve concretizzare la nostra richiesta, sostenuta da Balduzzi, di costruire un coordinamento dei comuni per recuperare i risarcimenti e avviare i lavori. Non poteva esserci una decisione diversa considerando la sofferenza che c’è stata e che è ancora in corso, che non può essere scavalcata per trasformarla in un’occasione di carattere economico”.

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