Conseguire una laurea, per chi proviene da una classe sociale disagiata, è un grande traguardo, ma farlo potrebbe ridurre la probabilità di avere una relazione stabile. Matrimonio e convivenza in egual modo. Se i laureati di buona famiglia sono i candidati ideali per sposarsi (e non solo per i vantaggi a cui tutti stiamo pensando, ma perché è dimostrato dagli studi di sociologia), lo stesso non vale per chi appartiene a una famiglia meno ricca.

La statistica porta la firma di un gruppo di sociologi della Cornell University dello stato di New York, Kelly Musick, Jennie E. Brand e Dwight Davis: a fronte di numerosi studi sul legame tra mercato del lavoro e matrimonio, hanno focalizzato per la prima volta l’attenzione sul possibile rapporto con il livello di istruzione.

Il motivo della scoperta non ha a che fare con ragioni economiche, anzi le smentisce: chi ha un livello più alto di istruzione ha anche stipendi più sostanziosi, quindi dovrebbe aver meno difficoltà a sostenere le ingenti spese delle nozze. Il motivo per cui, invece, i laureati che pur appartenendo a una classe svantaggiata non prendono la via del matrimonio (ma lo stesso si può dire della convivenza) è presto detto: si tratta di fattori culturali e sociali, come la sensazione di trovarsi “in bilico tra due mondi”, quello della mancanza di corrispondenza tra l’estrazione sociale e la posizione lavorativa.

Si è infatti riluttanti, da un lato, a sposare o convivere con partner meno istruiti ma, dall’altro, non ci si sente ancora in grado di affrontare una relazione seria con quelli di estrazione sociale superiore. I sociologi della Cornell University la chiamano “marriage market mismatch”, ovvero discrepanza del mercato del matrimonio, una difficoltà che riguarda entrambi i sessi (con un lieve vantaggio maschile) e che nasce ai tempi del college trascinandosi anche al termine degli studi. La cosiddetta “omogamia”, la tendenza cioè a scegliere partner dalle caratteristiche simili, implica l’esistenza di una distanza sociale tra i gruppi e prevede la reiterazione di ineguaglianze sociali da una generazione all’altra.

La ricerca ha messo in correlazione la propensione alla frequentazione di un college con reddito familiare, educazione familiare, successo accademico e altri indicatori sociali: i circa 3.200 soggetti che hanno costituito il campione della ricerca – “monitorati” fin dal 1979, dall’adolescenza all’età adulta – sono stati raggruppati in base alle risultanze dell’incrocio tra quei punteggi e le chance di dare vita a una famiglia. Chance ridotte dalla scalata accademica per i meno abbienti: per il 38 per cento negli uomini e per il 22 nelle donne, percentuale invertita negli strati sociali più benestanti. “Il college è il grande equalizzatore del mercato del lavoro”, ha argomentato Kelly Musick, ma lo stesso non sembra valere per le relazioni sentimentali. Come dire: non si può avere tutto.

di Chiara Di Martino

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