Per molti mozambicani essere bianchi vuol dire automaticamente essere portoghesi, quindi colonizzatori – e odiati. Il Mozambico è anche questo, uno stuolo di giovani fortemente ideologizzati, molto impegnati a riscoprire l’identità nazionale sia a livello politico, sia a livello sociale e culturale. La storica Companhia Nacional de Canto e Dança de Mozambique con sede nella Casa della Cultura, vicino a viale Ho Chi Min (tutti le vie principali di Maputo sono dedicate a grandi rivoluzionari comunisti), il famoso gruppo di danza e musica marrabenta Jumbo Orchestra, così come il gruppo di danza tradizionale e moderna Milorho-Moçambique, sono poco meno che eroi nazionali. La danza tradizionale è parte integrante della cultura e non c’è cerimonia religiosa o familiare – il fidanzamento, il lobola, che è il matrimonio tradizionale in cui è contemplato il pagamento della sposa, oppure uno sposalizio in stile occidentale – che non la contempli.

Le associazioni di artisti, pittori, scultori, musicisti, hanno casa anche nei quartieri più poveri. Spesso prestano servizio volontario e non retribuito per i bambini dei quartieri, li tolgono dalla strada insegnandogli cose belle e utili. Perché molti poi dipingeranno stoffe e quadri per i turisti. Tutti sono impegnati a ricostruire un paese con poche regole, e quelle poche aggirabili, con pochi controlli, con pochissime strutture e infrastrutture, dalle potenzialità naturali enormi e risorse ancora da sfruttare. Per questo i cinesi possono portare via il legname pregiato. A Maputo per esempio non esiste un piano regolatore e ognuno costruisce secondo le proprie possibilità e le proprie conoscenze. Perché, mi dice un alto burocrate del governo mozambicano, basta avere degli amici importanti nella Frelimo, il partito al governo, e versare un’offerta al partito, e le cose si aggiustano anche su larga scala. Di cinesi in città o nelle sterminate campagne lussureggianti e quasi deserte, inframmezzate solo da minuscoli villaggi di poche capanne con il tetto di paglia e lo spiazzo di terra battuta, non se ne vede neanche l’ombra. Sull’aereo da Johannesburg a Maputo c’era un gruppo di 25 soldati, tutti in uniforme verde con il distintivo del presidente Hu Jintao, ma appena sbarcati in aeroporto sono stati subito inghiottiti in un ufficio.

Nonostante i vantaggi economici, i prestiti senza interessi e le grandi opere, le critiche alla presenza della Cina nel paese non mancano, specie da parte di quelli che affermano che gli sforzi occidentali per promuovere i diritti umani e le pratiche di buon governo sono minati dall’assenza di scrupoli e condizioni negli investimenti cinesi. Eppure a settembre Armando Guebuza, l’attuale presidente della repubblica, dopo la sua visita ufficiale di sei giorni in Cina, invitato dal presidente Hu Jintao, ha affermato che le critiche ai programmi di cooperazione con la Cina sono “deliranti” perché “è amicizia vera: la Cina ha fatto e sta facendo molto per il paese”.

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