Un protagonista della storia di Spagna. Manuel Fraga Iribarne, morto 89 enne a Madrid, è stato per sessant’anni in prima linea, nel bene e (soprattutto) nel male. “La nostra più perfetta versione di dottor Jekyll e Mister Hyde”, l’ha definito la scrittrice Rosa Montero. Campione della destra più pura, ambiguamente a cavallo tra dittatura e democrazia.

Con Francisco Franco, fu il ministro dell’Informazione che riformò la legge sulla stampa mettendo fine alla censura preventiva (ma non alla censura, tanto che si dilettava di chiudere giornali ed espellere corrispondenti stranieri). Morto il tiranno, riuscì a riciclarsi come “padre della patria”, non prima di aver utilizzato il pugno di ferro da ministro dell’Interno. È tra gli artefici della Costituzione democratica, fonda il Partito popolare, ma fallisce l’obiettivo di riunire intorno a sè la destra e il centro (in seguito all’irresistibile ascesa dei socialisti di Felipe González).

Per gestire il potere si rifugia nella sua Galizia, dove lo eleggono presidente per quattro legislature. Già gravemente malato, forse non si è neppure reso conto che, due settimane fa, in seguito alla decisione della magistratura argentina di aprire un’inchiesta sui crimini del franchismo, un’associazione di vittime della dittatura aveva inviato a Buenos Aires un corposo dossier chiedendo che venisse imputato per le sue responsabilità in seno a un “governo genocida”.

Il Fatto Quotidiano, 17 Gennaio 2012

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