“Non finisce qui, ora sentiremo anche i magistrati”, così il prode Calderoli ha risposto al presidente Monti che lo aveva appena “asfaltato”, rispondendo in modo strepitoso alla sdegnata protesta della guardia padana in merito ai presunti e costosi festini organizzati da Monti a Palazzo Chigi. Del resto è anche comprensibile che la parola “festini” richiami anche nell’ex ministro stagioni di gloria remote, recenti, recentissime… Tutta l’Italia sta ridendo, ma noi vogliamo spezzare una lancia favore di quello che ci è sembrato più che altro un pentimento postumo, un tardivo atto di sdegno padano.

Mettetevi, se potete, nei suoi panni verdi, e pensate cosa ha dovuto ingoiare in questi anni, altro che zampone e lenticchie! Noi, in esclusiva per il Fatto, siamo in grado di pubblicare alcune delle dichiarazioni preparate da Calderoli e censurate dal suo dante causa di allora: il cavaliere di Arcore.

“Con quali soldi il cavaliere ha pagato la telefonata in questura per liberare Ruby, ha usato il suo telefono o quello di servizio? Si dimetta.”

“Chi ha messo Cosentino nel governo? La lega non perdona, Se ne vadano.”

“Chi ha proposto le leggi per liberare mafiosi e camorristi, chi voleva liberarne mille pur di liberare uno dal processo? Roma ladrona, si dimetta.”

“Chi era quel mentecatto che si spacciava per il presidente del Consiglio che baciava l’anello al dittatore libico? Perché i magistrati non lo hanno arrestato subito?”

Purtroppo queste dichiarazioni sono state bloccate dalla censura, altrimenti sarebbe stato chiaro a tutti che il Calderoli non guarda in faccia a nessuno, non fa sconti, incarna la rabbia padana e persino quella celtica.

Dal momento che ora si recherà dai giudici per interrogarli sullo zampone di Monti, gli racconti anche tutto quello che sa su queste vicende, anzi gli parli pure della sua legge elettorale, magari lo zampone e il suo porcellum sono figli dello stesso suino.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ironia su Calderoli e il Capodanno di Monti
Fli regala cotechino e lenticchie all’ex ministro

prev
Articolo Successivo

Costi della politica, c’è anche la sedicesima nelle buste paga del personale del Senato

next