Alla fine è toccato alla Comunità Senegalese di Parma “fare qualcosa”, alzare la voce, farsi sentire, dirlo chiaramente come non l’ha fatto nessuno in questa piccola città: chiudere Casapound. A Parma c’è silenzio, molto silenzio. Le figure politiche, quando non favorevoli, liquidano l’argomento come cosa da poco, da indignazione della noia, una smorfia di dissenso, il solito “son quattro gatti”. A Firenze è andato in scena il fatto vero di un uomo che ha ammazzato con convinzione due senegalesi, altri ne ha gravemente feriti. Quell’uomo ha tuttavia un merito, quasi gli si debba dire grazie: ci ha fatto “scoprire” Casapound, allo stesso modo di quanto mi auguro si possa “scoprire”, senza sangue, che di Gianluca Casseri ce ne sono molti più di uno e molto più in vita di lui, sparpagliati ovunque, dalle tifoserie alla politica da stadio.
Parma è Medaglia d’Oro alla Resistenza e blablabla… la solita retorica associazionistico/istituzionale. Parma invoca la Resistenza di allora quasi non fosse capace di mettere in campo nulla di nuovo per arginare annunciate derive. Dove sono quei politici, avanzi di sinistra, che esprimono solidarietà alle comunità colpite e non emettono nemmeno un fischio su Casapound, quasi fosse anche quello un ghiotto bacino elettorale? Dov’è quel regista “Ribelle”, che tanto vanta la propria opera ma si rifiuta di rappresentarla a Parma? Picelli non attese che i fascisti se ne andassero dalla città per resistere. La memoria non è condivisa e somiglia sempre più a un accessorio che ci tiene la testa girata verso il passato, impedendo quei passi avanti che ormai ci costringono a rincorrere.

Circa un mese fa i giovani di Casapound distribuiscono davanti ad alcune scuole locali una fanzine, una foto ritrae di spalle un vecchio con fazzoletto ANPI al collo e il virgolettato “i Partigiani assassini e stupratori”. Propongo immediatamente a uno di questi istituti una replica gratuita del mio “Memoria Indifferente”, spettacolo teatrale, tributo alle donne partigiane, già replicato a Roma, Ancona, Firenze, Torino, Milano. La risposta è di quelle che figura peggio del silenzio “Abbiamo concordato che non ci sembra opportuno in questo momento proporre uno spettacolo di questo genere, quasi fosse una riposta ad una provocazione che potrebbe sembrare altrettanto provocatoria”.

Da quando difendere la Costituzione è una provocazione? Ormai non è chiaro se Casapound rechi offesa o simpatia. Forse anche qui si avverte il timore che i quattro gatti siano qualcuno in più. Qui, come altrove, la Resistenza somiglia a un ricordo antico, ha il suo compleanno in aprile, mentre “gli altri” gettano la maschera e fanno proseliti nelle scuole ogni giorno. Incapaci di comunicare in primo luogo agli studenti, lo stile con cui si crede di trasmettere la memoria fa disertare ai giovani la storia, gli si dà un senso liturgico, letargico e noioso di un patrimonio allo sperpero, se non dissolto. Aggrappati alle vetrine, facciamo come le lumache: ci faremo vivi solo quando smette di piovere? Nel frattempo cerchiamo almeno di prendere esempio dai fratelli africani.

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