Da una parte provvedimenti palesemente esagerati, come la chiusura non dico delle scuole ma addirittura delle università a Torino, mentre i fiumi toccavano livelli di guardia non eccezionali. Dall’altra la pioggia che riprende violenta questo martedì mattina a Genova, con effettivi problemi, e l’appello a non uscire di casa. Non è facile trovare la quadra, gestire con prudenza e razionalità i comportamenti di Protezione Civile.

E’ evidente che la soluzione non può essere quella di chiudere le scuole. In questo, la crocifissione di Marta Vincenzi a opera dei bombardieri come Francesco Merlo su Repubblica appare pretestuosa. La soluzione è la messa in sicurezza effettiva e non puramente cementistica del territorio (non solo argini, muri, scavamenti, ma alvei, respiro, casse di esondazione), comprese le delocalizzazioni. Mi dice Agostini di Legambiente genovese che lì dove ci son stati 4 morti c’era una mancanza storica di prevenzione su un “fronte” di muri appartenenti a un immobile delle suore. E le autorità avrebbero dovuto imporre ai privati la messa in sicurezza, invece di dichiarare a posto il Fereggiano solo per lavori fatti in un pezzo. (Se Burlando pensasse di meno al Terzo valico e di più al territorio sarebbe meglio).

Certo sono indispensabili le misure di emergenza quando piove molto, ma tutta l’attenzione esasperata posta sul chiudiamo le scuole, non uscite, non guardate i fiumi in piena potrebbe anche non contribuire a un approccio radicale e sostanziale al problema. E produrre, come ciclicamente avviene, l’effetto del “al lupo al lupo”. Si è già detto della partita sospesa col sole a Napoli. E a Genova quante volte c’era “allerta 2“?

E tutte le volte che c’è “allerta 2” bisogna chiudere le scuole? E se poi – come successo stamani – qualche scuola apre lo stesso? In mezzo ai punti interrogativi vado sul sicuro presentandovi questo video che il giovane videoblogger Gabriele Saluci ha fatto a Torino e in cui parlo anche io. L’emergenza a Torino è stata gestita con spettacolare super-prudenza ai limiti dell’assurdo, evidentemente perché venerdì c’eran stati i morti di Genova e da Gabrielli, a Cota, a Fassino, nessuno voleva rischiare nulla. A costo di criminalizzare chi guarda il Po dal ponte di Piazza Vittorio, un ponte sicuro.

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