Si ingrossa continuamente il fascicolo che la Procura della Repubblica di Rimini ha aperto a fine agosto sugli sversamenti in mare degli scarichi fognari, pratica abituale in città ogni volta che le tubature vanno in tilt per qualche millimetro di pioggia.

Infatti, sulla scrivania dei sostituti procuratori Davide Ercolani e Stefano Celli, coordinati nelle indagini dal procuratore capo Paolo Giovagnoli (epidemia colposa, delitti colposi contro la salute pubblica, lesioni personali colpose e getto di cose pericolose le ipotesi di reato per ora verso ignoti), sono appena approdati nuovi esposti, depositati alla sezione navale della Guardia di Finanza che è stata delegata dalla Procura alle indagini.

I casi denunciati sono due, presentati entrambi dall’avvocato Salvatore Pisani. Si parte con una bimba di un anno e mezzo che aveva fatto il bagno il 9 luglio, una giornata in cui gli scarichi a mare erano entrati in azione. Ebbene, i genitori hanno riportato che la loro piccola, il giorno dopo il bagno, era stata colpita da febbre e convulsioni e avevano dovuto chiamare un’ambulanza per portarla in ospedale. Durante il tragitto, addirittura, la bambina, che oggi sta bene, aveva perso temporaneamente coscienza. Il padre ha sostenuto, fra l’altro, che in ospedale negli stessi giorni del ricovero della figlia erano arrivati altri bimbi in condizioni analoghe, poi ricoverati al reparto di Pediatria. In quei giorni nello stabilimento balneare in questione ci sarebbero dovuti essere stati i consueti cartelli di divieto di balneazione, ma i famigliari sostengono di non averli visti.

Il secondo caso è quello di una donna 35enne, che il 21 agosto ha raccontato di aver nuotato nel tratto di mare al largo di piazzale Boscovich, a qualche centinaio di metri dalla riva, dopo un giro in pedalò. Il giorno dopo ha iniziato a sentirsi male, ad accusare un’infezione che gli antibiotici non sono riusciti a guarire: ebbene, il ginecologo ha accertato che la cistite di cui soffriva aveva iniziato a manifestarsi proprio dopo il bagno. Un mese più tardi, la donna era stata costretta a recarsi di nuovo in ospedale a causa di forti dolori.

Con ogni probabilità, entrambi i casi entreranno ora a far parte dell’analisi epidemiologica che per la Procura riminese sta eseguendo il dottor Francesco Toni, responsabile del dipartimento d’Igiene pubblica dell’Ausl locale. A Toni, infatti, è previsto giungano da medici di base e ospedali tutte le informazioni relative ai problemi di salute dei cittadini potenzialmente riconducibili al fenomeno della contaminazione batteriologica delle acque marine.

Intanto, tiene banco la questione dei controversi cartelli di divieto di balneazione. Hera, a partire dagli ultimi sversamenti in mare di metà settembre, ha contato una decina di cartelli danneggiati, divelti o addirittura spariti nel nulla. Di conseguenza, l’utility ha presentato- è la prima volta- una denuncia alla Guardia di Finanza segnalando tutti i casi di questo vandalismo apparentemente mirato.

Come da accordi, Hera ad ogni scarico in mare ha proceduto a stilare una relazione specifica per il Comune di Rimini. Dopo l’apertura di turno degli 11 differenti punti di scarico sul territorio, l’azienda ha posizionato in spiaggia 88 cartelli di divieto, otto per ogni postazione. Dove? Sia sulle torrette di salvataggio sia sugli appositi pali. La prescrizione è nota: divieto di balneazione di 48 ore in un’area di 150 metri verso nord e di 150 verso sud.

Ogni dettaglio sui danneggiamenti rientra nelle diverse relazioni consegnate all’amministrazione comunale, in particolare all’assessorato Ambiente. La scelta di Hera, questa volta, di rendere noto tutto ai finanzieri si spiega proprio alla luce dell’inchiesta aperta dalla Procura. Quest’anno, come ha confermato l’utility, gli episodi di danneggiamento risultano persino meno frequenti rispetto al passato.

In generale, sulla vicenda dei liquami riminesi di recente si è parlato di “bomba batteriologica” con riferimento ai dati che tra lo scorso maggio e il mese successivo sono stati raccolti da Hera, Arpa, Regione e Università. Dati al momento, a loro volta al vaglio dei magistrati.

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