Forse lo siamo stati un tempo, ma di certo non siamo più da tempo il centro del mondo. Solo chi non ha mai messo il naso fuori dall’Italia può seriamente pensare che le questioni su cui i media informano e intrattengono gli italiani abbiano una qualche sostanziale rilevanza mondiale. Per la quasi totalità della stampa e della Tv italiana la definizione di rappresentare strumenti di distrazione di massa è quantomai felice ed efficace. Distrazione, evidentemente, non involontaria, bensì funzionale a fini sociali e politici.

Per non fare di tutte l’erbe un fascio, segnalo l’iniziativa de La 7, l’ennesima di una virtuosa programmazione, di mandare in onda tre lezioni del prof. Romano Prodi sul tem Il mondo che verrà. La competizione tra i continenti, le questioni strategiche del cibo e dell’acqua, oltre che dell’energia, le sorti dell’euro, spiegate nella prima puntata con rigore accademico e taglio divulgativo, possono essere di aiuto per pensare ai nostri problemi di casa in modo meno provinciale e miope.

Due sere prima un altro pregevole autore di approfondimento televisivo, Riccardo Iacona, aveva efficacemente denunciato a Presa diretta, su Rai 3,la follia dell’abbandono dei campi agricoli in Italia che, nell’ottica globale trattata da Prodi nella sua citata lezione, assume ben altra rilevanza e gravità.

Cosa voglio dire con questo? Che i problemi che ci riguardano vanno correttamente contestualizzati nello scenario geopolitico globale in cui, piaccia o meno, ci ritroviamo. E, come già auspicato in altro intervento, il servizio pubblico della Tv di Stato deve aiutare sia gli operatori economici che il più ampio pubblico ad avere compiuta  consapevolezza dei cambiamenti e dei problemi che muovono il mondo al di fuori del nostro tragicomico cortile.

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