Il supponente discorso all’Università di Stenford di Stiv Giobs fu bellissimo, indimenticabile, epocale.
Di fronte a una platea di neolaureati, dall’alto della sua esperienza e della vita che gli ha dato ragione, il signor Lavori ha detto “Bravi, vi siete laureati. Io no, ma ce l’ho fatta lo stesso perché ho creduto in quello che facevo e anche perché, come si dice a Bologna, ho una gran cartola. Ho sempre avuto idee geniali, alcuni mi prendevano per matto, ma ho avuto ragione. Peggio per loro. Ragazzi, solo con la laurea si va poco in là.  Se vi basta un foglio di carta per avere un mestieruccio garantito che vi permetta di comprarvi una macchinina e per fare un mutuo, fate pure, tanto si vive una volta sola e si crepa una volta sola come stava capitando a me qualche anno fa, poi per fortuna l’ho scampata.  Se capitava a voi quello che era capitato a me, non sareste qui mi sa. In ogni modo siate affamati e folli”.
Applausi scroscianti, poi la leggenda dice che il buon vecchio Stiv se ne sia andato a mangiare una dozzina di amburger vestito da Po dei Teletabbis, quello rosso.
Ma sarà vero?
L’altro giorno in un ristorante del centro, un gerontozanaro preoccupato della crisi, dopo aver mangiato come un porco ci diceva “Non so dove andrete a finire voi. Io ho iniziato a lavorare a 14 anni sotto padrone, poi a 20 mi sono rotto i maroni e ho aperto la mia aziendina e ho assunto 50 persone e sono diventato ricco e adesso sono in pensione che me la godo. Serve a niente studiare”.
Che cafone.
Ovviamente, qui che non siamo a Stenford, è stato mandato a cagare da tutti i miei amici laureati dams, sociologia, scienza della comunicazione e saund desaign, gente sazia e normalissima dal futuro incerto che a suo modo tira avanti più che dignitosamente grazie anche al sussidio delle generazioni precedenti e che da qualche parte cerca un sogno che forse non ha e magari non gli interessa avere.
Chi ha un sogno impossibile va avanti, chi non ne ha vivrà per sempre nel grigiore più totale finché morte non lo separi, tanto quella tocca a tutti e non si scappa.
Eppure anche in Italia ci sono anche giovani che ce la fanno e per vedere storie di successo affamato e folle Meid in Italy basta andare poco in là, tipo a Pianoro, interlend bolognese della tipologia “montagna modesta”.
E’ qui che vive Trucebaldazzi, giovane repper ventenne di centossanta chili affamato e folle, megafono della rabbia giovanile di chi popola questi ameni luoghi di benessere già troppo distanti dalla metropoli di provincia.
Nel video del regista Amerigo, il Truce (che all’anagrafe si chiama Matteo Baldazzi) si aggira nel cortile esterno della scuola media di Rastignano, teatro di umiliazioni inflittegli anni fa da insegnanti inetti che non capivano lui, i suoi problemi e, come di solito avviene in questi casi, lo trattavano male di fronte ai compagni di classe.
Che schifo.
Episodi terribili che hanno lasciato un segno nella vita nel Truce, una ferita ancora aperta e non ancora rimarginata, ma lui è tornato sul luogo del misfatto e ha deciso di vendicarsi.

Il videoclip viene caricato su Iutiub e nel giro di pochi mesi visualizzato da un milione di persone.
E’ un successo.
Da anonimo bibliotecario di provincia, il Truce diventa un’icona dell’immaginario collettivo nazionalpopolare.
Radio e tivu se lo contendono a suon di euro, impossibile non farsi travolgere da un successo così grande e direttamente proporzionale alla stazza del repper.
Ed è qui che fortunatamente entra in scena l’amico Tredici Grammi dei Malestremo, un bravo ragazzo che lo aiuterà a gestire al meglio la popolarità in questo percorso ad ostacoli tra banchi di lupi e branchi di nebbia.
Parte l’ODIO LA SCUOLA PUTAN TUR e fa il tutto esaurito ovunque.
Una storia bellissima, una trama da film americano con insperato lieto fine, eppure tutto questo è avvenuto a Bologna dove se si è affamati e folli come lo è il Truce tutto è ancora possibile.
Bisogna crederci e non mollare mai, prima di Stiv Giobs ce lo ha ripetuto mille volte il ragazzone di Monghidoro che, non a caso, è poco più in là di Pianoro.
Ma quanto è dura la salita.
Siate affamati e folli e se possibile non finite in galera (zinc difrent).

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