Un momento delle riprese di "From Zero: vita nelle tendopoli" de L'AquilaUna domanda provocatoria quello del titolo di questo post, ma siamo ora in un momento in cui i riflettori si sono completamente spenti sulla tragedia aquilana. Tuttavia le restanti veline (e vetrine) ministeriali non sono in grado di offuscare lo sdegno, il senso di frustrazione e di abbandono di una comunità che non riesce a ritrovare le sue strade, il suo centro storico, la sua identità. “Andiamo continuamente a caccia di un pezzetto di identità perduta e lottiamo per comunicare le nostre storie, perché accarezziamo un giorno il sogno di poter tornare”, ha affermato Silvia Mantini, docente all’Università dell’Aquila durante l’anteprima della proiezione di From Zero: vita nelle tendopoli, che si è tenuta alla Feltrinelli di Pescara. Quasi cento presenze. E molti aquilani, alcuni ancora sfollati. “All’Aquila non ci sono più le tende ma molte cose sono rimaste come allora. D’altronde il centro storico è ancora chiuso, vietato alla sua cittadinanza”, racconta Maria Rosaria La Morgia, giornalista del Tg3 Abruzzo e moderatrice dell’incontro.

Aggiunge Mantini: “In università abbiamo studenti eroici, che studiano da due anni senza una biblioteca, senza una mensa, senza servizi. Anche gli insegnanti sono eroi, perché anche fare una semplice fotocopia diventa una fatica enorme”. Le cose non vanno bene, anche se nessuno lo sa. La professoressa Mantini racconta che quando va in giro per l’Italia o all’estero e dice di essere aquilana le dicono: “Sei dell’Aquila? Poveretta, mi spiace quello che è accaduto, una tragedia. Ma adesso state tutti bene, vero??

E come può star bene una comunità senza identità, spogliata della sua terra? Anche per questo è fondamentale mantenere alta l’attenzione. Anche perché – richiedo – quando avete sentito riparlare in tv o sui giornali dell’Aquila negli ultimi tempi? Così a presidiare la memoria ci penserà la Rete composta da centinaia di web tv e di blog. Insieme per ricordare L’Aquila. Lo faranno sul web “a rete unificata”  giovedì 6 ottobre dalle ore 10, esattamente a due anni e mezzo dalla tragedia del terremoto, trasmettendo From Zero: vita nelle tendopoli, la prima web-series girata da quattro registi italiani nell’inverno 2009 nella tendopoli di Centicolella e trasmessa su Al Jazeera English (e preciso soltanto su Al Jazeera English). Per rilanciare la trasmissione embeddando il codice sul proprio portale occorre inviare una mail a [email protected]

Non solo memoria. La trasmissione servirà a promuovere il bibliobus, la biblioteca-autobus itinerante che già dai giorni immediatamente successivi al sisma ha percorso migliaia di chilometri per l’entroterra abruzzese distribuendo oltre centomila volumi grazie alle donazioni degli italiani. Racconta Nicoletta Bardi, fondatrice del bibliobus: “Abbiamo trasportato i libri nelle ceste di frutta e verdura, quasi fossero un elemento fondamentale. Abbiamo percorso i diciannove nuovi insediamenti per un territorio che si estende su venti chilometri. Venti chilometri sono tantissimi per una piccola città oggi totalmente disgregata. Ecco perché le uniche cose che hanno funzionato sono state quelle che sono andate in giro, come il nostro bibliobus”. Il bibliobus ancora oggi consegna libri a scuole, università, reparti ospedalieri. Ma il bibliobus per circolare ha bisogno di benzina (oltre che di tanta buona volontà). Così la trasmissione del documentario incentiverà la vendita di un Dvd con le storie dalle tendopoli, venticinque episodi nell’Aquila post-sisma.

L’Aquila e la sua ricostruzione. Perché c’è una comunità che ha voglia di ricominciare. Da Zero. Racconta ancora Nicoletta Bardi: “Abbiamo aperto la Piazza d’Arti, contrapposta anche simbolicamente a Piazza d’Armi, non-luogo della più grande tendopoli aquilana. Oggi nella nostra piazza aggreghiamo diciotto associazioni e abbiamo un teatro, una bibliocasa, uno sportello per i migranti e un museo d’arte contemporanea. Luoghi di socialità, perché questa comunità non viva in un ghetto”. Il bibliobus e l’Aquila fatta dai suoi cittadini. Nonostante un’economia che fatica a decollare (e già stagnante prima del sisma) e nonostante un clientelismo che con il terremoto ha ingigantito le sue fauci. Il bibliobus espressione di una comunità che rinasce. Nonostante tutto. Dalle strade di montagna il bibliobus giovedì attraverserà anche la Rete.

Foto di Stefano Strocchi, Fromzero.tv

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

La stampa ha diritto di sapere

prev
Articolo Successivo

Omicidio Meredith, i tempi (scaduti) di Vespa

next