La signora Lario, giustamente schifata, definì ciarpame politico l’idea del suo consorte di candidare al Parlamento europeo – e non a Miss Strasburgo – alcune fanciulle prive di qualunque competenza. Avevamo già il ministro più bello del mondo, con una specializzazione in calendari, poteva bastare. Doveva ancora arrivare la consigliera regionale con la passione per l’abito monacale e le eleganti magliette inno alle proprie tette. Si è fatto un gran parlare del velinismo in politica, qualche sventurata ha perfino provato a replicare alla ex signora Berlusconi, scrivendoci un libro. Magari riusciamo a strappare una nuova legge elettorale che allunghi le minigonne ed estenda la quantità di cervello degli aspiranti amministratori. La questione velinismo, però, non riguarda solo le donne.

“Repubblica” in edicola venerdì riportava le parole di una cittadina di Parma, appena liberata da una giunta travolta dalle inchieste per corruzione. Gianna Montagna spiega: “Un fatto è certo, se n’è andato un sindaco da fotoromanzo, tutta immagine e niente sostanza. Foto qui e foto là, sorrisi e poco altro. Come nei fotoromanzi di quando ero giovane io, dove si raccontavano amori e avventure e il protagonista era lo stesso. Nel nostro caso, il sindaco che inaugura, il sindaco che sorride, il sindaco che promette…”. Pietro Vignali è stato il più giovane sindaco d’Italia, eletto nel 2007 a 39 anni in una lista civica di centrodestra, dimesso tre giorni fa dopo una resistenza che deve avergli ispirato il comportamento del nostro premier. É uno che tutti i sabati faceva una conferenza stampa, anche se non c’era molto da dire. Intanto, un titolo sui giornali lo guadagnava.

Nella città del melodramma, come ha scritto Maurizio Chierici della sua Parma, l’inaugurazione della stagione del Teatro Regio è un evento piuttosto importante: lui si presentava al braccio di Sara Tommasi o Manuela Arcuri, notissime appassionate di lirica. Del resto che aspettarsi da uno che da giovane faceva il pierre per le più importanti discoteche della città? A guardarlo nelle foto che in questi giorni sono passate per le agenzie e sui giornali sembra sempre – invidiabile tenuta della messa in piega – fresco di barbiere. In mancanza di mogli e figli sorridenti da esibire, si è accontentato di un animale da compagnia con cui posare: un piccolo cagnolino bianco che a metà campagna elettorale è stato sostituito con un più pubblicitario labrador.

Dagli uffici del Comune di Parma sono passati tutti i professionisti della comunicazione d’Italia. E i professionisti della politica, della gestione della cosa pubblica, dell’amministrazione? Il giorno dopo le dimissioni di Vignali sono arrivati i 70 milioni per la metropolitana. Ora, Parma non è New York e forse la metropolitana non era esattamente la prima opera di cui occuparsi: è un posto che si attraversa tutto in 15 minuti con la bici. Poter inaugurare il cantiere con la prima pietra della metro ha un certo impatto d’immagine. Ma sono solo fotografie: come quelle dei tanti che si sono infilati il caschetto per visitare il centro storico dell’Aquila e poi hanno abbandonato gli abitanti tra le macerie di una città che oggi, due anni dopo il terremoto, è ancora un deserto inabitato.

La religione dell’immagine
è più perniciosa in politica che altrove: di solito i suoi seguaci sono distratti dall’apparenza, portati alla spettacolarizzazione, superficiali e quindi facilmente manovrabili. Figurine e figuranti (cfr mezzo Parlamento). Se questa è la nuova generazione dei politici, stiamo cotti. Come il famoso prosciutto di casa.

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