Quest’anno al Festival di Internazionale ci sarà anche Arundhati Roy, una delle intellettuali più potenti in circolazione. Una di quelle che ti mostra il lato della medaglia che gli altri nascondono. Arundhati Roy è una coscienza libera.

Dopo il successo planetario de Il Dio delle piccole cose avrebbe potuto trascorrere i suoi giorni indisturbata a scrivere altri libri oppure semplicemente a far nulla. Invece no. Da anni ci parla della violenza dei paesi più ricchi nei confronti dei paesi poveri, delle guerre inutili che gli Stati Uniti e i loro alleati dichiarano agli stati più poveri e che, nonostante l’enorme disparità, non riescono a vincere. L’Afghanistan, l’Irak e prima ancora il Vietnam sono lì a raccontare questa storia che i media non ci fanno vedere.

E’ tempo di pensare in altro modo alla guerra. E anche alle maschere che vengono costruite intorno ai miti. Per esempio al mito dell’India come a quello della più grande democrazia del mondo in cui ci sono 830 milioni di persone che vivono con meno di mezzo dollaro al giorno. Un’India che in realtà si trasforma ogni giorno di più in una filiale delle grandi corporation.

Ma non è solo una storia indiana questa. Arundhati Roy parla dell’India per parlare di noi. Che ancora ci culliamo nelle illusioni di ricchezza e di potere di un mondo occidentale che che non c’è più. Un mondo che sta svanendo sotto i nostri occhi investito com’è da una crisi economica che ne ridisegnerà i confini, i modi di pensare e di agire.

Per questo è tempo di pensare in modo nuovo alla guerra. Per sradicarla. E per evitare di iniziarne di nuove che si sanno già come fanno a finire ma, chissà perchè, si fanno lo stesso. Guerre pagate dalle tasche di noi cittadini comuni che producono morte e dolore fra quelle popolazioni. Non possiamo far finta che la responsabilità sia sempre di un altro.

L’appuntamento è Domenica 2 Ottobre a Ferrara al Teatro Comunale alle 16.30.

Io ci vado.

Ps
Un’anteprima del pensiero di Arundhati Roy, purtroppo solo in inglese, è nel video qui sotto:

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