Volos, venerdì mattina. Città porto della Tessaglia. Usciamo alle 9, tutto ancora sonnecchia. Abbiamo pagato 40 euro e goduto dell’aria condizionata tutta la notte e il wifi non aveva neanche la password di protezione. Sotto l’alberghetto sul lungomare dove abbiamo dormito c’è un parchetto con carrubi tamerici e pini marittimi, di pochi anni fa. Una spazzina finisce di ripulirlo. Nella calma di vento e nel silenzio generale alcuni anziani fanno il bagno. Una signora cammina nell’acqua aiutandosi col bastone. Più avanti verso il centro vari uomini pescano. Chissà se il passatempo di pescare accanto ai porti è diventato più sistematico con la crisi. I caffè aprono lentamente. In uno dall’aspetto più alla moda, con due ragazzi e due ragazze con la maglietta nera del locale e musica dub, la attuale bevanda nazionale caffè frappè (nescafè frullato in acqua zucchero e un goccio di latte condensato) costa un euro e non due come sulle isole.

La calma mattutina è screziata solo da un leggero tamponamento tra due auto. Uno dei due guidatori è un pope (vestito di nero con la barba lunga) che in mezzo alla strada sproloquia arrabbiato nel suo cellulare. Alle nove e mezza  non siamo ancora arrivati alla agenzia dell’affitto auto. Abbiamo prenotato per Internet con la carta di credito, poco dopo che al telefono la stessa agenzia ci ha detto di non avere auto. Ci sarà o no? Alle nove e trentuno squilla il telefono e una ragazza ci chiede in inglese a che punto siamo e ci indica dove ci aspetta l’auto. Ci costa solo 34 euro al giorno. Chiedo indicazioni a una signora che risponde in tedesco. Poi mi richiama per correggere l’indicazione. Dialoghiamo in un tedesco approssimativo. Ci tiene a dirmi che è un po’ confusa perché l’anziana madre sta morendo, Irene. E’ contenta di esser tornata dopo l’emigrazione in Germania e di aver fatto laureare qui la figlia. La ragazza dell’agenzia che ci aspetta con la Ford è allegra e ciondola di bigiotteria. Saliamo in macchina e l’autoradio si accende su “Alejandro- Alejandro” di Lady Gaga. Con il sole si alza per fortuna anche la brezza.

(Questo quadretto di un venerdì mattina a Volos è dedicato alle nostre riflessioni sulla crisi economica. Se la Grecia è l’avamposto di quel che ci accade, sopravviveremo, senza modificare troppo le gioie e le preoccupazioni della vita moderna).

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Marrazzo, B. e DSK: fra sesso e potere

prev
Articolo Successivo

Non chiamateli Papaboys

next