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Murdoch, la tempesta delle intercettazioni

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Una tempesta perfetta è quella che ha appena colpito l’impero mediatico di Rupert Murdoch in Gran Bretagna. Uno scossone che parte dal disgusto dell’opinione pubblica verso l’azione di “spionaggio” telefonico operata da un tabloid, e tocca le alte sfere di Westminster, dove il parlamento ha tenuto una sessione straordinaria tutta dedicata al caso.

Da mesi andava avanti una controversia tra il gruppo editoriale News International e alcuni vip (ad esempio Sienna Miller e Jude Law, “spiati” al tempo della loro prima separazione, o Hugh Grant) e politici (uno della vecchia guardia del Labour con John Prescott). L’accusa era quella che il tabloid domenicale News of the World aveva messo sotto controllo e intercettato telefonate e messaggi vocali allo scopo di carpire notizie sulla vita privata degli interessati. Pubblicate o meno, si capisce quale potere ricattatorio – e perfino politico – le intercettazioni potessero avere, alla stregua di un vero e proprio Grande Fratello.

I fatti emersi a catena negli ultimi due giorni sembrano però ancora più gravi, non solo sul piano giudiziario quanto su quello etico. I reporter-segugi del tabloid avrebbero messo sotto controllo il cellulare di Milly Dowler, 13enne uccisa nel 2002. Ugualmente spiate sarebbero state le chiamate dei parenti delle vittime dell’attentato del 7/7 2005 a Londra, di cui oggi ricorre il sesto anniversario, e diversi altri casi potrebbero venire alla luce. Ci si chiede soprattutto: con quali complicità ciò è avvenuto? Grazie a quali coperture, e in quali settori della polizia, che sarebbe stata più volte corrotta per ottenere informazioni?

La politica ha tentato di fare chiarezza. Il premier David Cameron ha avuto parole dure nel condannare l’accaduto e nell’accogliere l’invito ad aprire una commissione d’inchiesta, rivoltagli dal leader laburista Miliband durante il dibattito parlamentare straordinario di ieri pomeriggio. Lo stesso governo conservatore di Cameron è però da tempo sotto accusa, almeno per due motivi. In primo luogo perché l’ex direttore di News of the World Andy Coulson è invischiato nello scandalo, tanto che da qualche mese ha dovuto lasciare il ruolo di capo ufficio stampa di Downing Street. Il secondo è che il gruppo Murdoch ha da poco ottenuto il via libera dallo stesso governo per impadronirsi della totalità di Sky, mettendo 9,6 miliardi di sterline sul piatto, e diventare così di fatto il più grande editore del paese. Una concentrazione di potere che a Londra fa decisamente paura. E che ora potrebbe essere riconsiderata.

L’unico segnale incoraggiante, se così si può dire, viene dai social media. Anche grazie alla discussione sviluppatasi su Twitter importanti inserzionisti come Ford, Renault, Halifax e molti altri hanno deciso: la prossima domenica non assoceranno il loro marchio al tabloid più letto. Il timore che l’opinione pubblica non gradisca è troppo forte.

A fronte della minacciata perdita economica, quale sarà la via d’uscita del magnate australiano dalla tempesta?

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