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In Italia inizia la primavera democratica

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Bentornata nel mondo, Italia! Non so dove e quando ti abbiamo persa una ventina di anni fa, quando ti sei distaccata irreparabilmente dallo sviluppo e dall’innovazione, dalla crescita economica che può creare ricchezza e perfino redistribuzione e solidarietà, dalla meritocrazia, dalle dinamiche sociali che muovono il resto dell’Europa e del globo: i giovani lavorano se sono bravi, i senior consigliano e usano con discrezione la loro esperienza. Con i risultati dei referendum, in un colpo solo, è apparsa stantia la civiltà berlusconiana, edificata sulla televisione e l’inebetimento dei cittadini, ridotti al puro rango di consumatori.

Adesso è necessario che quella generazione – di precari da sempre, di ex-giovani cresciuti fino a 40 anni che devono restare a casa con la mamma, di ragazzi che sono costretti a vivere all’estero perché in Italia non trovano prospettiva alcuna di futuro – si rimbocchi le maniche. In Gran Bretagna, il Paese che ospita me e altre centinaia di migliaia di italiani, a solo due ore di aereo da Roma, come in altre parti del mondo civile, i politici sono 40enni, i manager arrivano al top tra i 30 e i 40. E non c’è crisi finanziaria che tenga: la scala sociale funziona ancora, ai politici è richiesta moralità (sennò c’è la galera), affinché le istituzioni rimangano credibili agli occhi dei cittadini.

Bentornata, Italia, alla politica e alla partecipazione. Di questa tardiva ma irrinunciabile primavera democratica c’è da ringraziare Internet, i social media, il semplice e antico passaparola: tutti mezzi che hanno aperto la strada alla vittoria referendaria. Qualche amico, qui a Londra, già scrive – su Facebook, ovviamente – che ritornare in Italia comincia a sembrare non più una follia. Oggi si fa festa, va bene. Ma domani torniamo alla misura di chi non si illude troppo: ce n’est qu’un début, del cambiamento siamo solo all’inizio. L’importante sarà non smettere di partecipare.

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