Negli Stati Uniti la libertà di stampa e di espressione è una cosa seria. I cittadini sono liberi di esprimere le proprie opinioni e ancor più il principio vale per i giornalisti.

Suona stonato, oltreché sgradevole, l’intervento del sottosegretario alla Difesa italiano, a Cape Canaveral per il lancio dello Shuttle, che, prima dell’inizio della Cena di Gala, di fronte ad una platea con ospiti americani fra cui il direttore della Nasa, Charles Bolden, fa una “ramanzina” ai giornalisti che “riferiscono sempre di brutte notizie”. Il sottosegretario che, fra l’altro, si è ripetutatamente raccomandato, in un impeto di modestia, di non fare il suo nome (e quindi lo accontento), ha indicato ai giornalisti le “linee guida” per articoli che, per una volta, mettano finalmente in risalto le positività del nostro Paese “a prescindere” da chi è al Governo. Un invito che, nella sua inopportunità (i giornalisti devono poter fare la cronaca delle cose in piena libertà) suona tanto più strano (tanto per usare un eufemismo), visto che l’occasione per cui noi giornalisti siamo qui è di raccontare l’ultimo lancio dello Shuttle a bordo del quale c’è un italiano, Roberto Vittori, che raggiungerà nella Stazione Spaziale, un altro italiano, Paolo Nespoli, evento unico nella storia.

C’era, dunque, già abbastanza per cui sentirsi, per una volta, orgogliosi di essere italiani. Peccato che il sottosegretario ci ricordi che il paese è governato da chi ha difficoltà ad accettare, persino in paesi dove questi sono sacri, principi basilari della libertà umana, come quello di parola e di espressione.

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