In un Paese ideale, Nicole Minnie Minetti sarebbe Premier e non il diletto di un vecchietto malato di priapismo. Ottime capacità organizzative, spigliata e spavalda, avviata carriera politica e, in cuore, il sogno di diventare moglie e mamma, come nelle più consuete mitologie democristiane, quindi approvata dal Vaticano. Classe 1985, la sua età costituirebbe già una novità, imponendo la giovane figura in un paesaggio frastagliato di canuti e moribondi anziani.

Sarebbe, inoltre, l’evoluzione di B: lui si è fatto da solo, mentre lei si è rifatta più volte. Ruby Rubacuori ministro del Tesoro: abile a contrattare, possiede un talento naturale per il furto. Alla Sanità Roberta Bonasia, avvezza alla divisa da infermiera, potrebbe addirittura lanciare una linea d’abbigliamento per sovvenzionare gli ospedali in fallimento. Ai ministeri dell’Istruzione e delle Pari Opportunità, confermate Gelmini e Carfagna, già collaudate e quindi in grado di istruire le nuove leve al gravoso compito. Grazia e Giustizia alle gemelle De Vivo, così si dividono le fatiche. Marysthell Polanco agli Esteri, perché giovane, bella e abbronzata, adatta quindi allo scambio interculturale. Agli Interni Noemi Letizia, italiana verace, patriottica, una solida famiglia alle spalle.

I Beni Culturali a Patrizia D’Addario perché scrive libri. Giorgia Meloni si è invece dimostrata oltremodo emancipata, pare abbia detto di no qualche volta, quindi il suo ministero passa nelle mani dell’esotica Iris Berardi, appena maggiorenne, indi perfetta per le politiche giovanili. Per non perdere, poi, il lavoro avviato da Giorgio Napolitano bisognerebbe affidare la Presidenza della Repubblica alla fidanzata di Berlusconi: invisibile, discreta, molto silenziosa.

di Melissa P.

da il Fatto Quotidiano del 30 gennaio 2011

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