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“Le speranze tradite dal congresso Idv”

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La speranza accompagna la lotta come il suo angelo custode, l’illusione è invece per la lotta un “cattivo maestro”, talvolta il peggiore. Per l’Italia che contro il regime di Berlusconi lotta e resiste, il partito Idv ha iniziato il suo primo congresso rappresentando una speranza e lo ha chiuso dimostrandosi l’ennesima illusione. Meglio prenderne atto, senza esitazioni. Continuare ad illudersi, contro ogni ragionevole dubbio, significa infatti distruggere in anticipo anche possibili speranze future.

Il partito di Di Pietro poteva costituire il catalizzatore di una nuova opposizione, coerente e perciò efficace, intransigente e perciò realistica. Grande oggi, potenzialmente maggioritaria domani. Capace di raccogliere tutte le energie disperse ma fortissime nella società civile, e i frammenti della “sinistra radicale… il vasto mondo dell’associazionismo laico, i no global (escluse le frange estremiste), i ‘grillini’, il mondo della Rete. E c’è la base del Pd, la sfida è a tutto il Pd” (De Magistris su La Stampa alla vigilia del congresso). Ha invece scelto l’abbraccio con l’on. De Luca e il suo sponsor Bersani, senza nemmeno qualche minuto di dibattito e lo straccio di una votazione, con la “ovazione” plebiscitaria (in realtà alquanto stitica), con quella “politica dell’applauso” che un quarto di secolo fa Norberto Bobbio bollò come sintomo inequivocabile della deriva antidemocratica di Bettino Craxi.

Di Pietro e De Magistris hanno rinunciato a diventare leader e hanno scelto un futuro di notabili. Carriera di per sé non disonorevole, ma decisamente superflua, nel tragico precipizio in cui si sta avvitando l’Italia. Il corpaccione dell’Idv e delle sue oligarchie locali si è dimostrato refrattario a ogni “irruzione” della società civile, ottusamente catafratto a ogni “nuovo inizio”, e ha trovato in Di Pietro il suo omogeneo “Presidente”. Che ovviamente lascerà spazio a candidati di bandiera dei movimenti, ma nulla di più.
De Magistris, che aveva dato per impensabile il sostegno a De Luca in Campania (“per quale ragione dovrei, dovremmo, sostenere una persona accusata di fare le cose che noi contrastiamo ogni giorno?”) non ha neppure provato ad opporsi, chiedendo un vero voto. Paga l’errore di non aver AGITO, candidandosi in Campania e sconvolgendo le furbizie partitocratiche.

Restano gli elettori Idv, in schiacciante maggioranza “repubblicani” autentici, come del resto moltissimi che votano Pd. E una società civile che dovrà ormai organizzarsi autonomamente.

da Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2010

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