Periscopio sulla giornata di campionato tra antichi vizi e pallide virtù.

CINEMATOGRAFO. Grande interpretazione di Aurelio De Laurentiis in una domenica in cui il Napoli bene o male vince. Nella parte del Presidente del Borgo Azzurro Football Club di scempiata memoria non fa rimpiangere Lino Banfi nel film omonimo (o quasi, davvero cambia solo il colore). Caccia il suo Direttore Generale Pier Paolo Marino, una vita nel calcio, che qualche acquisto deve pur averlo azzeccato (Lavezzi, Hamsik, Gargano…), lui che fino a una manciata di anni fa ignorava cosa fosse il fuori gioco. Adesso esibisce una competenza al di sopra di tutto e di tutti. E infatti continua a ripetere “il pallone è mio”, proprio come in un film di genere. Ammiro senza ironia la sua arroganza in tv, come reperto per le epoche future, e mi chiedo se i soldi messi nel Napoli (bene, male, così così) siano tutti suoi o abbia avuto un “aiutino”. Come va con le banche, Presidente, stessi “amici” dei Sensi o qualcun altro? Dice ancora, da dietro l’aria truce e padronale, che aver preso Donadoni è stato un errore. Davvero un viatico eccezionale per tecnico e squadra. Di questo passo riuscirà a spegnere perfino la fiammella di talento puro di un Quagliarella.

TOTÒ. Lo so, è assonante con le vicende napoletane di cui sopra (vi immaginate nello stesso film Totò e Aurelio, magari insieme alla “mala-femmina”?), ma solo perché Antonio è di quelle parti. Dico di Totò Di Natale, goleador principe dell’ Udinese per la sensibilità di piede del quale un pallone è inutilmente grande: sa palleggiare , stoppare e tirare benissimo anche con un’arancia o una moneta. Però è italiano, anzi napoletano, e quindi è travolto anche in questo campo dall’esterofilia. Se andasse a giocare in Spagna o in Inghilterra, sarebbe proprio definirla una fuga di “cervello calcistico”.

ALLENATORI. Ce ne sono di bravi, di meno bravi, di cialtroni raccomandati, di forniti di eloquio, di afasici. E di buffi. Prendiamo un buffo/bravo in testa alla classifica, dico Gigi Del Neri, una via di mezzo tra un famoso giocatore e poi allenatore come Del Bosque (Real Madrid), e il padre di Woody Allen nel film delle origini “Prendi i soldi e scappa”. Ma sì, sembra mascherato dietro quel nasone, i baffoni,gli occhialoni come fosse di cartapesta, e invece è proprio così, me lo ricordo già alla Ternana una dozzina d’anni fa, in C. Era da allora, da sempre,uno studioso di tattica, una specie di docente universitario. Buffo. Fa giocare a calcio la Sampdoria e ha un campione e due o tre vicecampioni. Per ora gli basta. Gli basta per tener testa a Mourinho, che Zeman il Laconico, filosofo greco, liquida in due battute: “Di tattica non capisce nulla, ma sa come impressionare la stampa”. Pensare che anche di Zeman si diceva che fosse tatticamente uno sconsiderato. Ebbene, Zeman avrà sbagliato per generosità anche tattica, e chi lo seguiva lo sa. Un dissipatore di serietà ed energie. Mourinho è esattamente il contrario, pecca di avarizia tattica, è fin troppo parsimonioso in fatto di gioco e di spettacolo pur disponendo di un manipolo di campioni mai visti in tutta la carriera dal Boemo Fumante, si spende solo nelle dichiarazioni per far titolo. Mi ricorda qualche politico italiano…Anzi, tutti.

GIUSTIZIALISTI. Questo giornale ha la nomea di giornale “giustizialista” fatto e scritto da “giustizia-listi”. Senza attardarci nel considerare che sono definizioni caciarone splendido alibi per non dare le notizie su chi viola la legge, mi chiedo quale posizione si dovrebbe tenere sulla magistratura nel calcio. Intendo la giustizia sportiva, e i terminali della stessa in mutande, gli arbitri. Un “giustizialista” che posizione prenderebbe nei loro confronti? In teoria, secondo la vulgata a favore, “ciecamente” a favore. Ma se sia la giustizia sportiva che gli arbitri, cioè la magistratura del settore, ne fanno di tutti i colori (credetemi, la casistica è ampia…fino agli ultimi errori arbitrali), un giustizialista autentico deve chiedere giustizia “contro di loro”, altrimenti diventerebbe un “garantista” di quella magistratura ammalata di sudditanza e maldestraggine. Ebbene,sono un “giustizialista sportivo”, nel senso che ce l’ho con chi amministra la giustizia nel calcio facendo danni e giocando con la voce “lealtà sportiva”. Ancora più chiaro: sono sempre gli stessi arbitri, con o senza Collina, con o senza Moggi. E’ una carriera, ragazzi…Se no darebbero i rigori a chiunque li meritasse.

PRECARIATO. Il “precariato” della Fiorentina continua, così come quello della Roma. In su il primo, a mezza altezza il secondo. Ma sempre di “precari” d’alto bordo si tratta. Dei Della Valle ho già scritto qui, rimane da dire che come dovrebbe essere noto agli addetti ai lavori/livori la squadra si è ri- compattata con se stessa un po’ come accadde al Parma di Prandelli (di Mutu,di Gilardino,di Marchionni…) al crepuscolo giudiziario di Tanzi (a proposito, Madoff è dentro e lui invece no?). Prandelli è un po’ più aziendalista di allora, forse meno idealista, più pratico, e la squadra va finché va con lui ascoltato a intermittenza e i Della Valle sullo sfondo della Cittadella, i terreni, lo stadio. Sia loro che il già citato Aurelio De Laurentiis nella parte di Aurelio De Laurentiis hanno fatto il colpaccio comprando dopo il fallimento. Non vorrei che qualche uccellaccio svolazzasse sulla Roma con gli stessi propositi. Mi dispiacerebbe. Del resto, come si dice non imparano mai. Speriamo bene…

da Il Fatto Quotidiano, n°6 del 29 settembre 2009