La parola d’ordine è normalizzare. Omologare le notizie. Uniformare l’informazione. Possibilmente senza dare troppo nell’occhio. Magari in modo subdolo. Ma quanto mai inesorabile.

La questione Raitre insegna. Togliere la tutela legale ai collaboratori di Report di Milena Gabanelli è un modo. Mettere i giornalisti nella condizione, di fatto, di non poter fare domande che danno fastidio sarebbe la conseguenza. Una sorta di mobbing legalizzato – e istituzionalizzato – nei confronti dei giornalisti definiti, in alcune sentenze della corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo “cani da guardia della democrazia”.

Ed è per questo che diventa ancora più necessario partecipare alla manifestazione, promossa dalla Fnsi, in programma sabato prossimo a Roma in piazza del Popolo a partire dalle 16.

Per difendere il diritto-dovere di cronaca.

Il diritto dei cittadini di essere informati in modo corretto, completo e tempestivo di ciò che accade e il dovere dei giornalisti di farlo secondo scienza e coscienza; in nome della libertà d’espressione.

Solo pochi mesi fa nel suo rapporto l’organizzazione no-profit e indipendente Freedom House aveva retrocesso l’ Italia, unico paese occidentale, dalla categoria dei “Paesi con stampa libera” a quella dei paesi dove questa libertà è “parziale”. Su un punteggio che andava da 0 – le nazioni più libere – a 100 – i Paesi meno liberi – l’ Italia ha ottenuto 32 voti.

A tutto ciò può essere utile aggiungere alcune novità introdotte nel Ddl Alfano attualmente in discussione al Senato. Ricordiamo, ad esempio, che il testo di legge prevede che vengano svolte intercettazioni solo in presenza di “evidenti indizi di colpevolezza”.

Un “dettaglio” che ai più potrebbe sollevare una più che legittima domanda: “Ma se è in corso un’indagine per stabile un reato come è possibile stabilire preventivamente gli evidenti indizi di colpevolezza dei presunti colpevoli? ”.

E’ un po’ come il cane che si morde la coda.

Ma c’è di più. Ovvero la reclusione, da 6 mesi a 8 anni, per quanti prendono “diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti da segreto”.

Vale a dire. L’arresto per il solo fatto di conoscere come stanno le cose. Oltre che pubblicarle.

Insomma. Come si possono raccontare i “Fatti Quotidiani” senza poterne parlare e scrivere?

E sul tema, nel suo appello alla partecipazione alla manifestazione, il portavoce di Articolo21 Beppe Giulietti rilancia dicendo: “Quando un giornalista non fa le domande o fa finte inchieste non corre alcun rischio di essere denunciato, anzi, spesso viene premiato con una promozione. Le inchieste di Report, come quelle di Anno Zero o come quelle realizzate da Riccardo Iacona, per fare solo qualche esempio, hanno una tipologia diversa, si fondano proprio sulla capacità di illuminare le tante oscurità della vita nazionale. Proprio per questo milioni di spettatrici e milioni di spettatori scelgono questi programmi. Da mesi e mesi Berlusconi e i suoi fedelissimi hanno preannunciato l’ intenzione di mettere il cappuccio a Rai3, al Tg3 , a Rainews24 e di sbattere fuori dal video tutti gli autori e tutte le trasmissioni a loro sgradite. Se prima vi erano solo un milione di ragioni per andare in piazza il 19 settembre adesso ne abbiamo un milione e una”.

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Inoltre per quanti volessero affidare la propria adesione alla manifestazione anche ad un messaggio vocale basterà comporre il 345 7736046: il numero della libertà. Una segreteria telefonica, attiva 24 ore su 24, registrerà i commenti. Basterà dire il proprio nome, cognome, e motivo della partecipazione alla manifestazione. I messaggi verranno poi messi on line su Articolo21 e trasmessi da ItaliaRadio Web. Diventando lo spot per la manifestazione. Per conoscere i dettagli e le ultime adesioni: www.articolo21.info.

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No della legge Bavaglio, leggi i perchè dei nostri lettori 

Update (17 settembre 2009)
La Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha deciso di rinviare la manifestazione per la libertà di stampa prevista per sabato a Roma, in segno di lutto per la morte in un attentato suicida di sei militari italiani a Kabul. (leggi il comunicato)