Il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha deciso di chiudere il liceo pubblico serale Ghandi frequentato da lavoratori, spesso precari, che non vogliono rinunciare a coltivare la conoscenza e il sapere “Una città che non abbia voglia di investire sulle risorse scolastiche, limitando le potenzialità dei cittadini, è una città che limita le proprie potenzialità” La delicatezza delle parole rafforza la denuncia di Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, “l’eroe borghese” ucciso, 30 anni fa, a Milano da un killer assoldato da Michele Sindona, che Umberto, racconta ai suoi tre bimbi, nello straordinario libro Qualunque cosa accada.

Anche Umberto Ambrosoli, oggi avvocato, ha conseguito, come il famoso ballerino della Scala Roberto Bolle, la maturità al liceo serale Ghandi e ne conserva un ricordo intenso che riassume così: “facevo lavoretti qua e là e di sera alle 18,30 fino alle 22 andavo a scuola. Porto nella mia memoria la grande preparazione e umanità dei professori e la partecipazione che si respirava. Avere come compagni di banco ragazze e ragazzi che erano usciti stravolti dalle fabbriche e arrivavano desiderosi di apprendere, di crescere culturalmente, è un valore aggiunto inestimabile. Molti dei miei compagni hanno fatto l’Università ma anche chi non l’ha fatta, comunque, ha ricevuto una chiave di lettura della vita e delle cose che la animano. Un mio compagno lavorava come magazziniere alla Mercedes, oggi lavora con ruolo di responsabilità in un centro di arredamento. La chiusura del liceo Ghandi è un dramma che blocca la potenzialità di persone costrette a lavorare nell’età degli studi e non può che impoverire tutti noi”.

Lo sanno bene i 190 iscritti che non potendosi permettere le rette delle scuole serali private da 7 mila euro l’anno, contro i 258 euro della Ghandi, che da oltre una settimana presidiano la scuola di notte perché il 90% di giorno lavora, con assemblee permanenti dormendo sulle scale assieme ai professori. Ma per i giornali e per le televisioni non è una notizia, al massimo vale un trafiletto sulla cronaca locale. Una decisione drammatica, comunicata dal sindaco il 13 agosto con una lettera in cui consigliava anche ad iscriversi a corsi di formazione del comune di due anni, mentre il liceo Ghandi è una scuola pubblica a tutti gli effetti e comprende tutti e quattro gli indirizzi. Un dramma, ancora, che cela motivazioni sconcertanti: l’edificio, che si trova in Piazza 25 Aprile, nella centralissima Moscova, presto verrà venduto e trasformato in un albergo a 5 stelle in vista dell’Expo, nel frattempo ospiterà alcuni uffici comunali; ma anche, da non sottovalutare, una decisione che suona come un regalo alle scuole private.

La Moratti tace, della questione si occupa il suo assessore alla famiglia, scuola e politiche sociali, Mariolina Moioli di Civitade al Piano (BG), che da ambientalista convinta non perde occasione di ripetere: “E’ tempo di costruire assieme una nuova sensibilità ambientale che abbia al centro la persona”. Parole che verrebbero spazzate via dal “non rispettare le aiuole vuol dire calpestare tutte e cinque le vocali”, come dire, che cultura e rispetto dell’ambiente e della persona sono inseparabili nella formazione della persona.

E sempre in tema di rispetto dei diritti senza i quali non esistono doveri, stamane, come racconta con la voce rotta dalla rabbia che si fa pianto Roberta Martellini, che fino a poco tempo fa lavorava come precaria in un’azienda di software ospedalieri e ora lavora, saltuariamente, in nero, in un’azienda, è accaduto un fatto gravissimo: “Abbiamo dormito con i sacchi a pelo dentro la scuola e stamane alle 7,30 siamo stati svegliati dagli agenti della celere arrivati a bordo di sei camionette che ci ha identificati e invitati, brutalmente, ad uscire,lasciandoci giusto il tempo di vestirci. Nel frattempo arrivavano i bambini della scuola elementare che si trova al piano superiore, che ci guardavano battendo le mani in segno di solidarietà, ma la preside ci ha invitati ad andarcene definendoci un elemento pericoloso che stava dando un pessimo esempio educativo, mentre i genitori dei bimbi, tutti, hanno firmato la petizione contro la chiusura della scuola”.

La consapevolezza che la Moratti li stia privando di un diritto è così forte che i professori, tutti di ruolo, hanno assicurato la loro disponibilità a continuare le lezioni, gratuitamente. E questo è un altro segno di condivisione civica che conforta i cuori, calpestati, da simili ingiustizie.