Il 6 ottobre si riunisce la Consulta per decidere se il lodo Alfano sia costituzionale o se debba essere bocciato. Nei fatti verrà deciso se dovranno riaprirsi a Milano i processi a Silvio Berlusconi per la corruzione di David Mills e per i costi gonfiati dei diritti tv e cinematografici o se dovrà rimanere un Premier-imputato congelato.

Proprio in quei giorni, esattamente il 9 ottobre, si aprirà a Milano il processo di secondo grado all’avvocato Mills. A sostenere l’accusa sarà Laura Bertolè Viale, sostituto procuratore generale per 13 anni, nominata dal Csm nell’aprile scorso avvocato generale dello Stato presso la Corte d’Appello.

Bertolè Viale, magistrato da oltre 35 anni, è una delle toghe sgradite a Berlusconi e al suo fido avvocato Niccolò Ghedini.

L’ultima colpa come sostituto procuratore generale è quella di aver proposto ai giudici della corte d’Appello di respingere la richiesta di ricusazione , presentata dalla difesa Berlusconi nei confronti di Nicoletta Gandus, presidente della decima sezione penale del Tribunale, che ha celebrato fino a luglio 2008 il processo sia a Berlusconi che a David Mills per corruzione in atti giudiziari.

Ma il provvidenziale Lodo Alfano approvato in tempi record dal neonato governo Berlusconi, ha ibernato l’imputato-presidente del Consiglio e il processo è proseguito soltanto nei confronti di Mills, l’inventore delle società off-shore di Fininvest e Mediaset.

La richiesta di ricusazione nei confronti della presidente Gandus, definita da Berlusconi “nemico politico” e ritenuta inammissibile da Laura Bertolè Viale, ha scatenato l’ira di Niccolò Ghedini.

Il difensore della privacy (quando di tratta di quella del suo assistito) , per sostenere che Bertolè Viale non avrebbe dovuto esprimere il parere sulla ricusazione della giudice Gandus, ha tirato in ballo una mail privata. In quella missiva del 2002 il magistrato esprime ad alcuni colleghi la condivisione del famoso “Resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli durante la sua ultima inaugurazione dell’anno giudiziario come Procuratore generale di Milano.

Per l’avvocato-deputato Ghedini il parere negativo di Laura Bertolè non è giuridico ma politico. Dichiara infatti il difensore di Berlusconi:”Straordinario sarebbe stato un parere diverso da chi faceva propri gli slogan contro il centrodestra”.

Eppure nei lunghi anni di carriera Laura Bertolè Viale è stata definita persino giudice fascista perché condannò esponenti della sinistra extraparlamentare per l’omicidio dell’estremista di destra Sergio Ramelli, avvenuta a Milano nel 1975. La stessa, è stata apprezzata dall’attuale maggioranza politica perché ha fatto ricorso in Cassazione contro l’assoluzione dell’integralista islamico Mohammed Daki decisa prima dal gup Clementina Forleo e poi dai giudici di secondo grado. Verdetti ribaltati dalla Suprema Corte.

La coincidenza di date tra la discussione della Consulta sul lodo Alfano (chissà se si saprà anche la decisione) e l’apertura dell’appello per Mills, ci fa immaginare, senza dover scatenare la fantasia, un clima più che infuocato.

D’altronde la sentenza di condanna in primo grado per Mills coinvolge nella sostanza Silvio Berlusconi anche se lui, dopo il verdetto è arrivato a dire a un convegno: “Come si chiama quell’avvocato?” e qualcuno dei suoi ha fatto pure il finto suggeritore.

I giudici milanesi, accogliendo la richiesta del Pm Fabio De Pasquale, il 17 febbraio scorso hanno condannato l’avvocato inglese a 4 anni e 6 mesi di reclusione per aver intascato 600 mila dollari in cambio di deposizioni addomesticate ai processi del

’96-’98, “Fininvest-Guardia di Finanza” e “All Iberian”.

Scrivono i giudici nelle motivazioni:” L’’avvocato Mills ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno il mantenimento degli ingenti profitti destinati in parte a Piesilvio e Marina Berlusconi e realizzati attraverso ….operazioni illecite, …dall’altro lato Mills ha perseguito il proprio vantaggio economico”.

Quali furono secondo i giudici le principali bugie di Mills ai processi chiamati in causa?

L’avvocato al processo Fininvest- Guardia di Finanza: ha «omesso di dichiarare… che la proprietà delle società off-shore del Fininvest B Group faceva capo direttamente e personalmente a Silvio Berlusconi»; mentre al processo All Iberian ha omesso “di riferire il colloquio telefonico con Berlusconi nella notte di giovedì 23 novembre 1995, sulla società All Iberian e sul finanziamento illegale di 10 miliardi di lire erogato da Berlusconi tramite All Iberian a Bettino Craxi», di aver «dichiarato circostanze false in ordine al compenso di circa un milione e mezzo di sterline ( 10 miliari di lire. Ndr), ricevuto una tantum nel 1996 a seguito di accordi con Silvio Berlusconi”.

Il processo d’Appello a David Mills ha però i mesi contati. Su di esso pende la mannaia della prescrizione fissata per fine febbraio 20010 e che per complicati calcoli procedurali potrebbe spostarsi a fine marzo o al massimo a metà aprile. Dunque è un processo che potrebbe anche concludersi in appello ma che rischia di essere dichiarato necessariamente prescritto dalla Cassazione. Infatti grazie a una delle tante leggi ad personam, la ex Cirielli, i tempi di prescrizione per il reato di corruzione in atti giudiziari sono stati ridotti da 15 a 10 anni.

Se andrà così, David Mills, ammesso che venga condannato anche in secondo grado, la farà franca. Della legge che si è fatto approvare in Parlamento ne godrà verosimilmente anche per questa vicenda Silvio Berlusconi, quando potrà ricominciare il processo a suo carico o per la bocciatura del lodo Alfano o perché non sarà più “ un alta carica dello Stato”.

Ma i fatti, per chi vuole vederli, restano. Come la lettera consegnata da Mills ai suoi consulenti per avere un parere su come giustificare al fisco 600 mila dollari ricevuti perché con le sue testimonianze ha tenuto “fuori da un mare di guai mister B”. Circostanza confermata dal legale inglese ai Pm di Milano Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo durante l’interrogatorio del luglio 2004, salvo poi ritrattare con una memoria scritta pochi mesi dopo, ritenuta dai giudici di primo grado inattendibile.