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domenica 05/03/2017

Roma Tor Vergata, cattedre e minacce ai ricercatori: il rettore è nei guai

Roma Tor Vergata - “Ritiri il ricorso o non sarà mai prof”. Chiusa l’inchiesta, chiamate dirette a rischio
Roma Tor Vergata, cattedre e minacce ai ricercatori: il rettore è nei guai

La Procura di Roma non gli ha creduto e ora lo scontro con i ricercatori che contestano i suoi incarichi ai professori rischia di costare caro al rettore dell’università di Tor Vergata, la seconda della Capitale. Il biologo Giuseppe Novelli ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini firmato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Mario Palazzi: tentata concussione e istigazione alla corruzione. A denunciare il Magnifico, con tanto di registrazioni imbarazzanti per l’università, sono stati Giuliano Grüner e Pierpaolo Sileri, il primo avvocato amministrativista e il secondo chirurgo dell’apparato digerente, tutti e due ricercatori a tempo indeterminato con l’abilitazione scientifica di professori di prima fascia. Entrambi attendevano la cattedra e hanno contestato la chiamata di altri colleghi, senz’altro titolati ma incidentalmente figli di professori di Tor Vergata. La colpa degli esclusi è il proprio il ricorso al Tar.


montaggio di Gisella Ruccia

“Con questo ricorso – disse il rettore a Grüner in un colloquio registrato e ora agli atti – si bloccano tutte le procedure… Perché sa, un giudice matto lo trovi sempre… Mi blocca le chiamate… Io c’ho 57 persone che hanno preso servizio! Ma siamo matti? Se tutti mi fanno ricorso mi salta l’Ateneo!”, che conta 30 mila studenti, con l’annesso Policlinico rappresenta il polo ospedaliero di Roma sud ed è al centro delle discusse operazione edilizie legate ai Mondiali di nuoto del 2009 (compresa le famose Vele di Calatrava) che erano destinate a proseguire con le Olimpiadi 2024.

Toni decisamente sopra le righe quelli di Novelli, vicepresidente della Conferenza dei rettori e illustre socio del cenacolo culturale calabrese C3 International che annovera alti magistrati, prefetti, generali e accademici: “Io non ne sapevo un cazzo, perché nessuno ha alzato il culo di venirmelo a chiedere! E questo non è possibile all’università! Ma siamo matti qui dentro?! Cioè, uno fa un ricorso contro il proprio rettore, e io non devo saperlo?!”. Ancora: “Lei sta sputando nel piatto in cui mangia! Sta facendo una causa contro il suo rettore, cazzo! Non è mai accaduto! Quando mi chiamava il mio rettore io tremavo, cazzo!”. Conclude: “O ritira il ricorso oppure noi qui non ci parliamo! Per i prossimi anni per quello che mi riguarda si cerchi un altro Ateneo! Finché faccio io il rettore, lei qui non sarà mai professore. O ritira il ricorso, oppure sparisca da qui!”. Non voleva proprio cacciarlo ma “sulla chiamata, sì – diceva – beh, certo, mi opporrò con tutte le mie forze!”; “Le faccio tanti auguri per la sua carriera. Le auguro che sia fortunato e che faccia carriera”. Di qui la tentata concussione, la “minaccia di compromettere irrimediabilmente il suo futuro professionale”, scrivono i pm. Solo tentata perché il ricorso rimase dov’era.

A Sileri invece, secondo l’ipotesi d’accusa, Novelli avrebbe prospettato vantaggi professionali in cambio della “promessa di recedere da tutte le proprie iniziative di tutela anche in sede giurisdizionale”. Ma neanche Sileri ritirò il ricorso e dalla direttrice del Policlinico di Tor Vergata (non indagata) si sentì dire: “Qui tu sei morto… Qui tanto con lui sei morto”. Difeso dall’avvocato e professore Franco Coppi, Novelli è stato interrogato dai pm e ha minimizzato, sostenendo di essere stato provocato e di avere, per questo, ecceduto nei toni. In ballo non c’è solo la sua posizione ma anche quella dei professori di prima e seconda fascia chiamati con le procedure contestate nei ricorsi al Tar. Erano 57 un anno fa, ora sono di più.

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