Oggi un operaio di terzo livello dell’Ilva guadagna 23.400 euro più l’anzianità. Con il passaggio ad Am Investco Italia, il suo stipendio scenderebbe a 20.670 euro, il minimo tabellare garantito dal contratto collettivo nazionale, e verrebbero azzerate le maggiorazioni legate agli anni di servizio. Anche per questo i lavoratori di Taranto, Genova, Novi Ligure e delle altre sedi italiane del gruppo siderurgico sono scesi in strada, contestando la proposta avanzata da Am Investco, scelta dal ministero dello Sviluppo Economico lo scorso giugno come nuova proprietaria. Perché con la sola scomparsa dell’integrativo, un operaio di livello ‘medio’ perderebbe più di 2.700 euro di stipendio lordo all’anno ai quali bisogna aggiungere gli scatti di anzianità, oltre a ritrovarsi scoperto dalle tutele dell’articolo 18.

Perdita in busta paga tra il 20 e il 30 per cento
Sul costo medio del lavoro – secondo l’Equivalente a tempo pieno – di 50mila euro promesso in fase di contrattazione da Arcelor Mittal e Marcegaglia Carbon Steel al ministero dello Sviluppo Economico si parla di un calo che, secondo le stime dei sindacati, si aggira tra 7 e 8mila euro lordi all’anno solo per quanto riguarda la parte di integrativo. A monte delle ritenute, aggiungendo l’azzeramento dell’anzianità alla scomparsa dell’integrativo, gli operai potrebbero mediamente perdere – sempre secondo i calcoli dei sindacati – tra il 20% e il 30% del loro salario. Nel documento di Am Investco si legge infatti che “non vi sarà continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”, pur sottolineando la disponibilità “a prendere in considerazione ulteriori elementi di natura retributiva riferibili ad elementi costituenti l’attuale retribuzione a condizione che sia preservata la sostenibilità del Piano industriale”, recentemente approvato con un decreto della Presidenza del consiglio.

Calenda: “Rispetto per gli impegni”
Il tutto, sostiene il ministro Carlo Calenda, venendo meno agli impegni presi in fase di gara e confermati a luglio, in fase di contrattazione esclusiva tra i commissari dell’Ilva e Am Investco. Per questo il titolare dello Sviluppo Economico ha sbattuto la porta in faccia ai manager dei futuri proprietari degli stabilimenti, mentre “la totalità degli operai”, sostengono i sindacati, era in strada per protestare contro il piano presentato dall’azienda lo scorso venerdì anche al governo, che pur avendo in mano il testo ha aspettato lunedì per rimandare l’avvio del negoziato giudicando insufficienti le “condizioni salariali dei lavoratori” e chiedendo “rispetto per gli impegni presi”. E fonti ministeriali sottolineano a ilfattoquotidiano.it che “il ministro ha incontrato i vertici della nuova proprietà nelle scorse settimane parlando anche di salari, senza che emergesse quanto poi appreso con il documento inviato venerdì”.

Am Investco: “Alcuna promessa a parte occupati”
“Non abbiamo fatto alcuna altra promessa, a parte il numero degli occupati”, ribatte Am Investco in una nota nella si definisce “contrariata” dal mancato inizio del negoziato, vincolante per la cessione del Gruppo Ilva. L’unico impegno, ricorda la cordata, era proprio l’innalzamento a 10mila assunti rispetto a quasi 9000 proposti in fase di bando di gara. Poi agita lo spettro del ‘fattore tempo’: “È vitale che l’implementazione del nostro piano non venga ritardata – scrivono Arcelor Mittal e Marcegaglia – Il che è nel migliore interesse dei suoi dipendenti, delle comunità interessate e della stessa economia italiana”.

Cosa diceva il ministero
La risposta del gruppo stride con la nota diffusa dal ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 5 giugno, il giorno in cui Calenda firmò l’aggiudicazione dell’Ilva. “Il costo del lavoro per Fte (l’Equivalente a tempo pieno, nda) – scriveva il Mise riportando il piano presentato da Am Investco – è indicato in 50mila euro nel 2018 (in linea con i livelli attuali di Ilva S.p.A.) e in 52mila euro a partire dal 2021”. Da quel momento i parametri dell’offerta fatta durante la gara potevano solo essere migliorati nella fase di negoziazione seguita dai commissari straordinari, co-firmatari del documento che taglia anzianità, articolo 18 e integrativo.

Lo scenario peggiore: l’addio di Am Investco
 “L’accordo con l’investitore – ha chiarito Calenda durante la registrazione di Night Tabloid, trasmissione di Rai 2 – prevedeva che si sarebbero salvaguardati i livelli di anzianità che fino a oggi erano stati maturati, in modo che non tornassero indietro gli operai nella retribuzione. Invece l’investitore su questo non è stato chiaro, mettiamola in questo modo, per ora, e io gli ho risposto che finché non è chiaro, io il tavolo non lo riapro”. Così, mentre domani il consiglio di fabbrica di Taranto tornerà a discutere nuove “possibili e ulteriori iniziative e mobilitazioni”, la palla passa ad Am Investco, chiamata a riformulare le basi sulle quali intavolare la trattativa, poiché l’accordo con i sindacati è vincolante per la cessione. Una mancata stretta di mano farebbe precipitare la situazione: lo scenario più remoto – e che tutti vogliono evitare – è quello di un disimpegno dei nuovi proprietari.