Con un giorno di ritardo rispetto alla tabella di marcia è arrivata la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Tra gli annunci, in attesa dell’approvazione entro il 15 ottobre il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan parlano delle clausole Iva e dell’ipotesi di una rottamazione bis delle cartelle. “Il consiglio dei ministri ha approvato tra l’altro la nota di aggiornamento del Def, l’aggiornamento del quadro economico è positivo, abbiamo numeri di crescita più alti e più stabili” dichiara Gentiloni.

“Il quadro di finanza pubblica sarà riempito dalla legge di bilancio, ma è un quadro che permette di dire con chiarezza che le clausole” di salvaguardia su Iva e accise “saranno totalmente eliminate, ci permette di dire che le politiche invariate saranno sostenute e che ci potranno essere margini per alcune priorità selezionate” dice Padoan che alla domanda sulle cartelle risponde che è una misura che “stiamo valutando in sede di analisi prodromica della legge di bilancio“. Per la sterilizzazione degli aumenti Iva previsti per il 2018 il governo potrà contare su spazi di deficit per 6 decimi di punto, pari a poco più di 10 miliardi di euro. I sei decimi, come si evince dai numeri della Nota di aggiornamento del Def, sono calcolati sulla differenza tra il deficit tendenziale a legislazione vigente (pari all’1,0%) e il deficit programmatico, quello cioè fissato come obiettivo post legge di bilancio (pari all’1,6%). Per gli ulteriori 5 miliardi di clausole andranno trovate altre coperture, così come per le misure espansive in cantiere.

Il debito sarà al 131,6% quest’anno e al 129,9% rispetto al Pil nel 2018. “I dati per il 2o15 evidenziano l’abbattimento del debito-pil di qualche decimale, nel 2017 nei dati che ancora non tengono conto dell’Istat noi prevediamo un abbattimento del debito che scende nel 2017 anche tenendo conto delle somme messe a disposizione per il sistema bancario. Il deficit nominale italiano si attesterà nel 2018 all’1,6″  informa Padoan. L’aggiustamento strutturale sarà dello 0,3%, grazie ad un dialogo “fruttuoso e franco” con l’Ue, “il Paese dispone di uno spazio fiscale un po’ più ampio”. “La crescita del Pil del 2017 è confermata all’1,5% e 1,%5 è quella che secondo noi va confermata per il ’18 e il ’19. Qualcuno potrà dire che è una previsione troppo ottimistica, ma credo che sia pienamente giustificata dalle politiche che metteremo in atto. Un discreto grado di ottimismo è giustificato”. Il rapporto tra deficit e Pil si attesterà, dopo il 1,6% del 2018, allo 0,9% in 2019 e allo 0,2% nel 2020, quando sarà raggiunto il “sostanziale raggiungimento dell’equilibrio” . L’obiettivo del pareggio di Bilancio era fissato al 2019: si sposta dunque avanti di un anno.

Ottimista il presidente del Consiglio: “Il governo per definizione non solo non deve temere Parlamento ma deve averne fiducia, senza non si lavora. Non c’è dubbio che noi ci presentiamo con un quadro positivo, immaginiamo che dal punto di vista del rapporto con l’opinione pubblica e con il Parlamento questa positività del quadro venga recepita in modo rilevante. Discuteremo poi le diverse misure della legge di bilancio, come è normale. Sappiamo che il lavoro deve continuare sia sul lato controllo della spesa pubblica che per le riforme. Non è il momento di sperperare o di buttare alle ortiche gli impegni profusi in questi anni ma dobbiamo prendere atto che il percorso ha dato i suoi frutti”.  I risultati economici “che sono stati resi possibili dalle riforme varate dal governo Renzi e che noi abbiamo proseguito ci hanno consentito una discussione con l’Ue che ha portato margini favorevoli di finanza pubblica e che ci porterà a proporre al Parlamento una legge di bilancio non depressiva, che non sarà un freno alla tendenza positiva dell’economia”.