Una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Filippo Nogarin che sarà discussa – e probabilmente respinta – tra dieci giorni. E una commissione d’indagine sul sistema di emergenza dell’alluvione che ha colpito Livorno nella notte tra il 9 e il 10 settembre. Questo l’esito del consiglio comunale che si è concluso nella tarda serata. Una volta istituita, la commissione avrà 30 giorni per individuare se ci siano stati e chi abbia commesso errori nella notte del nubifragio che dieci giorni fa ha colpito Livorno provocando 8 vittime. Il sindaco di Livorno, dal canto suo, ha accusato le giunte precedenti che fino al 2014 hanno permesso la “cementificazione indiscriminata” di alcune zone critiche della città: “Da sindaco non posso accettare che quanto accaduto venga derubricato a semplice tragedia. Non si può prescindere dalla verità dei fatti. E sto parlando delle responsabilità di tutti e a tutti i livelli: dalla gestione dell’emergenza nelle ore immediatamente precedenti al disastro e in quelle successive, alla pianificazione urbanistica degli ultimi 50 anni, alla gestione dei permessi edilizi”.

Secondo Nogarin l’alluvione “non era prevedibile” ma è pur vero che “l’ondata di piena che ha travolto tutto ha trovato la strada spianata a causa di un territorio consumato dalla cementificazione”. Nella notte tra il 9 e il 10 settembre, i 200 millimetri di pioggia caduti in quattro ore hanno provocato la piena del rio Maggiore e Ardenza che hanno lasciato sulla loro strada otto vittime. In quell’occasione le quattro casse di espansione costruite nel 2015 lungo il rio Maggiore non avevano retto all’urto della pioggia. Nel suo intervento iniziale il sindaco di Livorno ha anche chiesto scusa alla città e ai parenti delle vittime per “il siparietto fuori luogo” avuto con il vescovo Simone Giusti nei giorni successivi all’alluvione. “Chi doveva avvertirci quella notte?” aveva chiesto polemicamente Giusti. “Si occupi di anime e non di cose che non gli competono” la replica di Nogarin.

Nell’aula consiliare di Palazzo Civico, intorno alle 13.30, erano presenti circa sessanta cittadini, molti dei quali attivisti del Movimento 5 Stelle accorsi per sostenere il sindaco e la sua giunta. Dopo il minuto di silenzio in ricordo delle vittime e il discorso di Nogarin sono iniziati gli interventi. Le opposizioni hanno chiesto a ruota le dimissioni del sindaco. Il Partito Democratico, tramite il suo capogruppo Pietro Caruso ha parlato di “evidente sottovalutazione dell’alluvione: l’uragano Irma ha fatto 30 vittime negli Stati Uniti, il nubifragio di Livorno 8”. L’ex Movimento 5 Stelle Marco Valiani, oggi in Livorno Libera, ha attaccato personalmente il sindaco Nogarin: “Non si vergogna a stare ancora sulla sua poltrona? Dovrebbe prendere e fare il favore di andarsene”. Tra gli interventi più duri anche quelli di Marco Bruciati (Buongiorno Livorno) – che si è detto favorevole alle dimissioni ma contrario alla sfiducia – e di Andrea Raspanti (Futuro!).

Ed è stato proprio quest’ultimo a mostrare nel suo intervento un atto del Comune che smentisce il sindaco sulla gestione dell’emergenza. Nogarin infatti aveva dichiarato negli scorsi giorni di non aver mai ricevuto le credenziali della app del Centro Funzionale Toscano che permette ai sindaci di avere informazioni più dettagliate sull’allerta meteo. Invece l’accesso agli atti del consigliere di “Futuro!” dimostra come il 9 dicembre scorso proprio il sindaco di Livorno avesse ricevuto il manuale e le credenziali dell’applicazione. “Non me lo ricordavo – ha replicato Nogarin – ogni giorni firmo centinaia di atti e le credenziali non le trovo nemmeno più. Ma quell’applicazione non è fondamentale per la gestione dell’emergenza alluvione”. In serata, dopo una sospensione della seduta, le opposizioni si sono accordate sulla mozione di sfiducia nei confronti del sindaco che ha raccolto 14 firme sulle 13 necessarie. L’unico a non aver firmato dell’opposizione è stato Marco Bruciati di Buongiorno Livorno.