Hamas, che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza, ha dichiarato di aver accettato per intero le condizioni chiave poste dalla rivale Autorità nazionale palestinese, controllata da Al-Fatah del presidente Abu Mazen, per una riconciliazione palestinese a dieci anni dalla clamorosa rottura. Fra queste, si legge in una nota di Hamas, c’è anche la luce verde a elezioni generali palestinesi, che comprendano sia Gaza che la Cisgiordania. Il processo di riconciliazione è mediato dall’Egitto.

La svolta annunciata da Hamas “dischiude forse all’orizzonte una vera riconciliazione”, dice alla radio militare l’ex ministro palestinese Ashraf al-Ajrami, riferendosi allo scioglimento dell’esecutivo di Hamas a Gaza. “Se si tratta di una mossa concreta – ha aggiunto – dal presidente Abu Mazen giungerà una risposta positiva”. Ma per nuove elezioni, ha avvertito, “occorre ancora tempo. Prima va ricostruita la fiducia reciproca”.

Anche secondo Mahmud al-Alul, numero due di al-Fatah, l’annuncio di Hamas “è positivo e promettente”. Al-Alul ha detto all’agenzia di stampa Maan che adesso occorre ricevere informazioni dettagliate dalla delegazione di al-Fatah che al Cairo studia con dirigenti egiziani le modalità della riconciliazione fra i palestinesi. Secondo al-Alul, Hamas deve consegnare ai ministri del governo di Rami Hamdallah la gestione di Gaza e risolvere la spinosa questione del controllo dei valichi di ingresso nella Striscia, che è rivendicato dall’Anp.

Da parte sua il presidente Abu Mazen è partito per gli Stati Uniti dove incontrerà il presidente Donald Trump e parteciperà ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La decisione odierna di Hamas è giunta dopo mesi di tensioni con Abu Mazen il quale ha esercitato pressioni crescenti fra cui una forte riduzione dei finanziamenti alla Striscia di Gaza, con pesanti ripercussioni nella erogazione della corrente elettrica e nei servizi sanitari.