E’ rottura totale tra Madrid e Barcellona. Carles Puigdemont, presidente della Catalogna, e tutti i ministri del suo governo sono stati denunciati dalla procura spagnola per aver firmato il decreto di convocazione del referendum di indipendenza in programma l’1 ottobre. I reati ipotizzati sono disobbedienza, abuso di potere e malversazione di denaro pubblico, fatti per i quali la legge iberica prevede il carcere. Assieme a loro, sono stati denunciati anche il presidente del parlamento catalano Carme Forcadell e quattro membri dell’ufficio di presidenza. Il tutto alla vigilia della grande manifestazione indipendentista in programma a Barcellona l’11 settembre in occasione della festa della Diada.

L’atto formale della magistratura spagnola è l’ultimo nell’escalation di tensione che prosegue da mesi tra il governo centrale e le autorità autonome catalane. Un crescendo che non si è arrestato neanche nei giorni degli attentati di Barcellona e Cambrils, quando il terreno di scontro si è spostato nel campo delle indagini e del mancato lavoro di intelligence attorno alla figura dell’imam ritenuto a capo della cellula jihadista.

Adesso, però, Madrid sembra intenzionata a forzare la mano per ribadire la propria supremazia sulle autorità locali. La denuncia di Puigdemont e dei membri del suo governo segue di appena ventiquattr’ore l’irruzione della Guardia Civil spagnola in una tipografia di Costantì, vicino a Tarragona, avvenuta giovedì. Gli agenti – che da due giorni sorvegliavano gli accessi all’impresa e perquisivano le auto dei dipendenti – sono andati in cerca di schede elettorali e altro materiale per il referendum, dichiarato “illegale” da Madrid.

A scatenare la reazione di Madrid è stata la decisione del parlamento catalano di approvare il disegno di legge di ‘rottura’ dalla Spagna che dovrebbe entrare in vigore se il Sì vincerà la consultazione. Il passo in avanti ha provocato la mossa di Madrid: mercoledì, su richiesta del governo, la Corte costituzionale ha sospeso il decreto di convocazione del referendum. La Consulta aveva avvertito personalmente il presidente e i ministri catalani, la presidenza del parlamento di Barcellona, diversi alti funzionari e i 947 sindaci dei comuni della Catalogna – che dovranno fornire i seggi – di non partecipare alla organizzazione del referendum, pena sanzioni penali. Puidgemont ha tirato dritto, ma Madrid ha deciso di non arretrare.