Trovo francamente disgustosi e osceni gli insulti rivolti a Laura Boldrini. Li condanno in toto. Anche perché, a dire il vero, finiscono per giovare alla signora Boldrini, facendo passare per martire colei che è invece, a rigore, espressione, vettore ed emblema della metamorfosi kafkiana della sinistra italiana in forza di completamento ideologico, culturale e politico del nesso di forza classista, ossia di quella concretissima contraddizione che siamo soliti chiamare capitalismo. La volgarità degli insulti deve dunque cedere il passo alla marxiana critica dell’ideologia. Diciamolo apertis verbis: la signora Boldrini è la dramatis persona della ridefinizione della sinistra da forza di lotta contro il capitale (Gramsci) a forza di lotta per il capitale (Saviano, D’Alema, Renzi, Sofri, e via discorrendo).

Come ho cercato di chiarire nel mio Pensare altrimenti (Einaudi 2017), il capitalismo è un’aquila a doppia apertura alare. L’anticomunitaria e globalista “destra del denaro” detta le regole econonomico-finanziarie tutelanti gli interessi dell’apolide global class post-borghese. La “sinistra del costume” fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema dell’integralismo economico (godimento individualistico, relativismo, nichilismo, laicismo assoluto, abbandono dell’anticapitalismo e dell’anti-imperialismo, ecc).

La destra del denaro fissa la struttura, la sinistra del costume pone la sovrastruttura. La destra del denaro necessita fisiologicamente del profilo antropologico dell’atomo consumatore che, permanentemente privato di passioni utopiche e antiadattive, non crede in nulla se non nel mercato: e la sinistra del costume procede alla diffusione della cultura del nichilismo e del disincantamento, favorendo il transito dalla concezione dell’emancipazione come rivoluzione sociale e politica a quella della libertà come proprietà dell’individuo isolato portatore di diritti civili e realizzato nelle forme dello scolpimento narcisistico del proprio io isolato e del godimento disinibito.

La destra del denaro aspira a poter diffondere senza limiti e resistenze la forma merce e il codice del valore di scambio. Dal canto suo, la sinistra del costume diffonde il programma nichilistico di demolizione dei valori tradizionali (la nietzscheana “trasvalutazione di tutti i valori”); programma che è lo stesso integralismo economico a perseguire, in vista dell’abbattimento di ogni limite – etico e religioso – in grado di impedire, o anche solo di rallentare, il ritmo sempre più incalzante dell’onnimercificazione iperedonistica.

La destra del danaro vuole distruggere lo Stato, affinché l’economia di mercato non abbia limiti. La sinistra del costume, anziché opporsi, delegittima integralmente lo Stato nazionale come fascista, stalinista e rossobruno.

Se la destra del denaro, con la deregolamentazione del lavoro, rende i giovani precari fino a settant’anni, quando non direttamente disoccupati, e impedisce loro di costruirsi una famiglia, la sinistra del costume giustifica sovrastrutturalmente questi processi delegittimando l’istituto della famiglia come forma borghese superata e glorificando la precarietà come stile di vita, senza vincoli etici di matrice borghese.

Se la destra del denaro stabilisce che gli Stati nazionali sono un’invenzione – il “Ministero della Verità”, come insegna Orwell, falsifica la storia e la riscrive sempre da capo ad usum sui – e che l’unica realtà esistente è il one world del mondo globalizzato e ridotto a piano liscio del mercato sovrano internazionale, con annessa delocalizzazione del lavoro, volatilizzazione dei capitali e rimozione dei diritti in nome della competitività imposta dalle “sfide della globalizzazione”; ebbene, la sinistra del costume giustificherà sovrastrutturalmente tutto questo mediante l’elogio salmodiante della mondializzazione come paradiso dei viaggi low cost e dell’inglese per tutti, mediante la magnificazione degli united colors di una falsa multiculturalità in cui tutte le culture sono sussunte sotto il modello unico del mercato, ma poi anche mediante l’elaborazione concettuale del nuovo profilo antropologico dell’uomo migrante, deterritorializzato e senza radici. Diffamerà come xenofobo chiunque si opporrà alle deportazioni di massa – ipocritamente chiamate “immigrazione” – di schiavi da sfruttare a basso costo.

Se, ancora, la destra del denaro decreta che la religione è un ostacolo rispetto al dilagare nichilistico della forma merce e che bisogna liberarsene per convertirsi al monoteismo del mercato come unica teologia riconosciuta legittima, allora la sinistra del costume giustificherà ciò mediante la difesa compulsiva di forme liturgiche di ateismo religioso nemiche di ogni divinità che non sia l’economia.

Se la destra del denaro decide che a esistere è solo l’individuo consumatore e che “la società non esiste”, allora la sinistra del costume delegittimerà ogni forma di comunità, santificando l’atomo individuale portatore di diritti civili e favorendo in ogni modo la cultura del narcisismo.

Ancora, se la destra del denaro aspira a ridurre l’umanità a un pulviscolo di monadi senza identità e senza spessore culturale, infinitamente manipolabili dalla pubblicità e dal circuito della società dei consumi, la sinistra del costume delegittimerà l’idea stessa di natura umana come ab intrinseco autoritaria e silenzierà come omofobo e sessista chiunque ritenga che secondo natura vi siano uomini e donne, padri e madri.

Da una diversa angolatura, la sinistra del costume gestisce oggi il dissenso verso tutto ciò che possa frenare e limitare la destra del denaro, la mercificazione integrale e l’economicizzazione totale dell’esistente. Il dissenso su cui la sinistra del costume si fonda e a cui educa si pone come fondamento per il consenso della civiltà del classismo e dell’alienazione planetari. Ecco spiegata la figura di Laura Boldrini, vestale della sinistra del costume.