“Oltre 100 persone morte” per gli spari della polizia nelle proteste scoppiate dopo l’annuncio della vittoria di Uhuru Kenyatta alle elezioni presidenziali in Kenya. È quanto denuncia la coalizione dell’opposizione Nasa. I cadaveri, fra cui quelli di 10 minorenni, sono stati raccolti dalle strade e riposti in sacchi, riferisce il portavoce della coalizione, James Orengo, senza specificare quale sia la fonte. Il governo del Kenya però ha negato che la polizia abbia sparato contro i manifestanti usando pallottole vere. “La polizia non ha usato pallottole vere contro manifestanti pacifici”, ha affermato il ministro dell’Interno Fred Matiang’i, aggiungendo che il governo non è al corrente di nessuna persona che sia stata uccisa durante le proteste. Secondo Matiang’ì, alcuni manifestanti sono in realtà “criminali opportunisti” che stanno approfittando della situazione politica per poter agire.

Venerdì sera, dopo diversi giorni di conteggio dei voti, la commissione elettorale ha sancito la vittoria di Kenyatta, che da parte sua ha rivolto un appello all’unità nazionale. Il leader dell’opposizione Raila Odinga invece ha denunciato brogli e definito il voto “una farsa“. Le zone dove si concentrano gli scontri sono la bidonville di Mathare a Nairobi e il distretto occidentale di Kimusu, dove gli abitanti hanno votato in massa per Odinga. Non è chiaro però quali sia il reale numero delle vittime. Secondo il Kenya National Commission on Human Rights, che si basa su testimonianze e racconti di familiari, ci sono almeno 24 morti, di cui 17 solo a Nairobi.

Stando a quanto riferisce a Reuters un funzionario della sicurezza, nove giovani sono stati uccisi nella notte a colpi d’arma da fuoco dalla polizia, nel quartiere Mathare, nel corso di operazioni anti-sciacallaggio. La stessa polizia locale parla di due persone uccise anche alla periferia di Kimusu, in cui si contano anche cinque feriti. Medici Senza Frontiere attraverso il suo account Twitter segnala 19 feriti solo in un quartiere della capitale.

C’è anche una bambina di nove anni tra le vittime degli scontri tra la polizia e i sostenitori dell’opposizione. A denunciare la morte è stato il padre, Wycliff Mokaya. L’uomo ha raccontato che la figlia era sul balcone di un edificio nella zona nord della capitale, “a giocare con i suoi amici, quando improvvisamente è caduta a terra”. E’ stata uccisa da una pallottola vagante. “Non ho tempo per parlare con i giornalisti, la gente sta morendo”, ha detto a Efe Ken Okoth, deputato della coalizione di opposizione.

Le proteste stanno portando anche a saccheggi di abitazioni e aziende. “Ci sono negozi di Kikuyu  – tribù a cui appartiene il presidente Kenyatta – bruciati e saccheggiati”, ha detto a Efe un testimone. Altri testimoni, citati da The Star, affermano che agenti della polizia compiono pestaggi nelle case. Le tv mostrano poliziotti in assetto antisommossa e che usano cannoni ad acqua nel sobborgo di Kibera, alle porte di Nairobi, altro territorio che ha votato in massa per Odinga.

Un manifestante è morto venerdì a Kisumu, testimonia invece Human Rights Watch. Altri due nella baraccopoli di Mathare e il quarto nella città di Siaya, secondo i media locali. Le proteste però continuano in diverse parti del Paese e si teme che il numero delle vittime possa essere molto più alto. La polizia di Kisumu ha tagliato l’accesso al centro della città e nella capitale le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti. La situazione è particolarmente tesa e un reporter dell’emittante tv locale KTN è stato arrestato.

Amnesty International ha chiesto alle autorità del Kenya di aprire una inchiesta sui manifestanti uccisi dalla polizia. “Tutti hanno diritto a protestare pacificamente e non devono essere colpiti, feriti o uccisi mentre esercitano il loro diritto”, si legge in una dichiarazione diffusa da Muthoni Wanyeki, direttore per l’Africa orientale del gruppo per i diritti umani. Secondo Amnesty vi sono credibili notizie sul fatto che almeno tre persone siano state uccise a colpi d’arma da fuoco durante le proteste nello slum di Kibera a Nairobi e nel distretto occidentale di Kisumu.