Migranti? Penso che i provvedimenti presi dal governo per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione sono giusti. Ma comunicativamente dobbiamo stare attenti a evitare banalizzazioni“. Esordisce così il ministro della Giustizia Andrea Orlando, ospite di In Onda Estate (La7) assieme al direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez. Orlando elenca le semplificazioni da evitare: “Innanzitutto, non bisogna far passare l’idea che siamo in una situazione di emergenza. Non è vero che c’è una invasione senza precedenti nella storia, come si vede spesso leggendo i giornali o guardando la tv. E’ necessario anche evitare il binomio sicurezza-immigrazione ed evitare di dire che, siccome ci sono delle Ong che non si sono comportate in modo deontologicamente specchiato forse con responsabilità penali, allora tutte le Ong sono così”. E aggiunge: “Non possiamo chiedere alle Ong di essere un braccio operativo dello Stato, però anche loro si devono rendere conto che in questo momento l’Italia si sta facendo carico di uno sforzo straordinario e quindi il governo ha anche diritto di capire esattamente come avvengono certe operazioni. E infatti si è parlato di un codice di autoregolamentazione per le Ong, altrimenti sarebbe stato sufficiente un decreto del governo. Ong e governo devono trovare un punto di intesa, serve un’attività di ‘moral suasion’, bisogna piano piano capire se c’è qualcosa da rivedere nel codice”. Il ministro della Giustizia puntualizza: “Non può essere né che lo Stato imponga un atteggiamento alle Ong, né le Ong pensino di agire come hanno sempre agito. Questo codice ha una sua flessibilità, nel senso che bisogna far cambiare idea alle Ong. Posso capire che non abbiano particolare piacere, ma in via del tutto eccezionale debbano farsi carico di questa incombenza”. Sulla presenza della polizia a bordo delle navi, Orlando precisa: “La funzione non è quella di intervenire in modo diretto, ma di vigilare, di evitare che ci siano forme di collusione e di far percepire la presenza di una pressione e di un’autorità