Il suo nome resterà nella storia vaticana e in quella della comunicazione. Joaquín Navarro-Valls, morto oggi all’età di 80 anni, dopo una lunga malattia vissuta con grande discrezione, è stato lo storico portavoce di San Giovanni Paolo II. Chiamato inaspettatamente a quel ruolo, nel 1984, resterà alla guida della Sala Stampa della Santa Sede fino al 2006, due anni dopo la morte del “suo” Papa polacco e l’elezione di Benedetto XVI. Wojtyla, che prima di allora non lo conosceva personalmente, gli chiese di curare la comunicazione del Vaticano invitandolo una sera a cena nell’appartamento privato, nella terza loggia del Palazzo Apostolico. Navarro-Valls rimase spiazzato dalla richiesta, ma accettò. Ne nacque un binomio formidabile tra il Papa polacco e il suo portavoce.

Il giornalista e medico spagnolo, nato a Cartagena il 16 novembre 1936, era, infatti, molto più che un semplice direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Era un vero e proprio ambasciatore del Papa slavo che preparava la strada alla caduta dei muri che il pontificato wojtyliano avrebbe ben presto abbattuto. Come la delicatissima missione a Cuba con Fidel Castro per preparare lo storico viaggio nell’isola di Giovanni Paolo II nel 1998. Negli anni Navarro-Valls non era diventato un semplice spin doctor, ma un amico e un vero e proprio confidente del Papa polacco.

Bastava uno sguardo d’intesa tra i due per prepararsi a una delle tantissime conferenze stampa improvvisate da Wojtyla sul volo papale durante uno dei 104 viaggi internazionali. Così come non fu una scelta facile, questa volta presa in totale solitudine, quella di comunicare quasi in diretta l’agonia e la morte di un Pontefice che non si era mai risparmiato davanti ai media. E non certo per esibire la sua malattia, ma per testimoniare che anche nella sofferenza si può governare la Chiesa. Navarro-Valls rispettò quella scelta che fece sua informando tempestivamente la stampa mondiale di quelle difficili ultime ore nelle quali l’intero pianeta, al di là di ogni barriera religiosa, seguì la morte di Wojtyla. Una scelta che si rivelò coraggiosa e anche molto efficace consegnando alla storia anche la parte finale di un pontificato monumentale.

Navarro-Valls non aveva un manuale di giornalismo a portata di mano per poter risolvere tutte le crisi del pontificato del Papa polacco. Non aveva una ricetta per sanare ogni scandalo come quello che vide protagonista monsignor Emmanuel Milingo che lasciò l’episcopato per sposare la figlia del reverendo Sun Myung Moon, Maria Sung. O le roventi polemiche e proteste suscitate dalla foto di Giovanni Paolo II affacciato al balcone con il dittatore Augusto Pinochet durante il viaggio in Cile. O ancora lo scandalo della pedofilia del clero deflagrato in modo impressionante nell’arcidiocesi di Boston tanto da costringere Wojtyla a rimuovere l’arcivescovo Bernard Francis Law. Ma in tutte queste “crisi” il portavoce di Giovanni Paolo II è sempre riuscito a tenere stretto nelle sua mani il timone della Chiesa cattolica senza far travolgere il Papa e la stessa istituzione ecclesiale dalla tempesta, anche quando la burrasca era davvero forte.

La comunicazione era nel suo dna, così come la capacità di inquadrare subito l’interlocutore e di entrare in comunicazione con lui. Ereditata la direzione della Sala Stampa della Santa Sede da padre Romeo Panciroli, poi promosso arcivescovo e nunzio, Navarro-Valls è stato l’artefice di quel salto di qualità dei media vaticani che rimane nella storia al di là di ogni riforma. Nel 2006, quando ha passato il testimone al gesuita padre Federico Lombardi è emerso maggiormente il cambiamento epocale che il giornalista spagnolo era riuscito a far fare in poco più di due decenni a un’istituzione che fino al suo arrivo non aveva saputo sincronizzarsi davvero con le esigenze della stampa internazionale.

Prima di affermarsi nel campo dei media, Navarro-Valls aveva studiato alla Deutsche Schule, la scuola tedesca della sua città natale. Subito dopo frequentò la Facoltà di Medicina presso l’Università di Granada e di Barcellona e successivamente la Facoltà di Scienze della Comunicazione a Pamplona. Dopo aver ottenuto la borsa di studio all’Università di Harvard, si laureò “summa cum laude” in medicina e chirurgia nel 1961, continuando gli studi per un dottorato in psichiatria. Nel 1968 arrivò la laurea in giornalismo e nel 1980 quella in scienze della comunicazione. È stato sia corrispondente per Nuestro Tiempo, sia inviato estero per il quotidiano di Madrid ABC. Fu eletto prima membro del consiglio d’amministrazione, nel 1979, e successivamente, nel 1983, presidente dell’Associazione della stampa estera in Italia. È in questa veste che Giovanni Paolo II lo chiamò a guidare la Sala Stampa della Santa Sede. Dal 1996 al 2001 è stato anche presidente del consiglio d’amministrazione della Fondazione Maruzza Lefebvre D’Ovidio Onlus per malati terminali di cancro.

A nome della Santa Sede ha presenziato alle conferenze internazionali delle Nazioni Unite al Cairo, nel 1994, a Copenaghen, nel 1995, a Pechino, sempre nel 1995, e a Istanbul, nel 1996. Nel 2007, dopo aver lasciato il Vaticano, è diventato presidente dell’Advisory Board dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, gestita dall’Opus Dei di cui era membro numerario, e nel 2009 presidente della Fondazione Telecom Italia. Il suo impegno nell’Opus Dei risaliva agli anni ’50, ma fu dal 1970 che, trasferendosi a Roma, visse a lungo accanto al fondatore della prelatura, san Josemaria Escrivà.

Grace under pressure. Keep smiling. Così lo saluta via Twitter il suo secondo successore alla direzione della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, come Navarro-Valls membro numerario dell’Opus Dei. “Ho passato quasi 11 anni con lui”, ricorda a ilfattoquotidiano.it padre Ciro Benedettini che di Navarro-Valls fu il braccio destro come vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede. “Fu lui – prosegue il sacerdote passionista – a scegliermi chiamandomi da una piccola rivista che dirigevo in Abruzzo. Non mi ha mai mancato di rispetto. Aveva un grande fiuto giornalistico, anche se spesso ai giornalisti non dava risposte di contenuto ma se la cavava con qualche battuta e riusciva così a calmare le cose. Pur essendo molto presenzialista, come era giusto che fosse del resto, riusciva a creare in ufficio un clima di entusiasmo che anche l’ultimo usciere si sentiva partecipe di una missione più alta. Navarro-Valls ha forgiato il ruolo di portavoce. Ruolo che non esisteva in nessun documento vaticano. Ma lui c’è riuscito e i giornalisti glielo hanno riconosciuto”.

Twitter: @FrancescoGrana