Un ragazzino molto forte a giocare a pallone ma un po’ viziato, che dal suo Milan voleva solo tanti soldi in più, magari pure il posto fisso per il fratello scarso. E ha preferito la vacanza a Ibiza sul jet privato alla noiosissima maturità da ragioniere (per altro già posticipata come privatista per andare all’Europeo under 21). Ecco il nuovo Gigio Donnarumma. Quello vecchio – il bambino-tifoso-giocatore prossima bandiera rossonera a cui si perdonava tutto, e pure l’immagine meno romantica ma comunque comprensibile del 18enne che sognava il Real Madrid – non esiste più. Se l’è mangiato Mino Raiola.

La storia Donnarumma-Milan continua. Ma non ci sarà più amore nel contratto che giocatore e società dovrebbero firmare a breve. Pur non essendoci ancora nulla di ufficiale, le condizioni ormai sono di dominio pubblico: maxi-stipendio da 6 milioni di euro l’anno per cinque anni, uno e mezzo in più rispetto alla prima offerta respinta; clausola di rescissione da 100 milioni di euro, che si dimezza in caso di mancata qualificazione in Champions League (come a dire: se le cose si mettono male io me ne vado, altro che bacio alla maglia). E persino un lauto ingaggio per il  fratello, Antonio Donnarumma, qualche trascorso poco brillante in Serie B tra Gubbio e Bari e l’ultima stagione in Grecia all’Asteras Tripoli. Promosso all’improvviso terzo portiere al Milan, alla modica cifra di un milione di euro di stipendio l’anno. Perché pure Gigio, come tanti in Italia, tiene famiglia.

Alla fine, dopo un mese di trattative e polemiche, interviste, annunci sui social network e smentite, il rinnovo da essere una scelta di vita si è rivelata solo una questione di soldi e convenienza. Resta da capire di chi. Sicuramente del Milan: la società rossonera magari avrà pure perso il braccio di ferro, concedendo un contratto spropositato a un ragazzino appena 18enne che avrà ovvie conseguenze sul bilancio e sullo spogliatoio, piegandosi a tutte le condizioni, compresa quella assurda dell’ingaggio milionario al fratello come terzo portiere. Ma ha centrato l’obiettivo più importante, quello del rinnovo, salvando un patrimonio da decine di milioni di euro che rischiava di andare in fumo. E ha vinto ovviamente anche Mino Raiola, che ha dimostrato una volta di più di essere il numero uno del settore, e di riuscire a raggiungere qualsiasi obiettivo abbia in mente. Ottenere il massimo per sé, chissà se pure per il suo assistito.

L’unico sconfitto, infatti, è proprio il giocatore. Lui da tutta questa vicenda esce sì con un contratto faraonico (che avrebbe ricevuto comunque fra un paio d’anni), ma con l’immagine distrutta. E certo la storia della maturità saltata per volare ad Ibiza non lo aiuterà a migliorarla. Se rifiutando il rinnovo all’inizio aveva perso l’affetto dei tifosi rossoneri, firmandolo adesso solo perché gli è stato concesso l’aumento che desiderava si è giocato pure la comprensione di chi aveva difeso la sua giusta ambizione. Adesso è rimasto solo, col suo invadente procuratore, un contratto a tanti zero e quella porta sempre più larga da difendere, ora che non ci saranno più le attenuanti dell’età o dell’amore. Non proprio un grande affare, per chi doveva firmare solo il primo contratto professionistico di una lunghissima carriera.

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