Limite di mandati per i presidenti delle federazioni sportive? Sì, forse. Ma senza fretta. Se ne parla da anni, e ora che sembrava essere la volta buona i tempi si allungano ancora: il disegno di legge a firma Pd, che giace in parlamento dal 2013, è uscito dal calendario dei lavori di giugno. Avrebbe dovuto essere discusso in questi giorni in commissione e approvato entro la fine del mese. Invece è sparito nel nulla: scalzato dal dibattito sulla legge elettorale, travolto dagli emendamenti delle opposizioni (in particolare della Lega Nord). E forse anche dalle polemiche, visto che il testo finirebbe nei fatti per consentire ai presidenti di rimanere in carica per altri otto anni, ottenendo l’effetto contrario allo spirito della legge (almeno quello dichiarato). Così adesso la data fissata in rosso sul calendario diventa un più generico “entro la fine dell’estate”. Sperando che non si slitti all’autunno, dove l’incertezza del quadro politico potrebbe affossare definitivamente la legge. “Ci auguriamo che l’iter riparta velocemente”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’onorevole Maria Coscia, relatrice del provvedimento. “Sappiamo che dobbiamo fare presto: non riuscire ad arrivare fino in fondo sarebbe davvero un peccato”.

Il record è di Luciano Rossi (tiro a volo) e Sabatino Aracu (sport rotellistici), giunti ormai al settimo mandato. Ma a quota cinque ci sono anche Franco Chimenti (golf), il decano dei presidenti con i suoi 77 anni, Mario Scarzella (tiro con l’arco), Paolo Barelli (nuoto), Ugo Claudio Matteoli (pesca sportiva). Sono solo alcuni dei “dinosauri” delle federazioni sportive, in mano da decenni ai soliti noti. Per questo, dopo le polemiche dell’ultima tornata elettorale (e le inchieste de Il Fatto.it arrivate in parlamento con diverse interrogazioni), era tornata in auge la proposta del limite dei mandati. Una legge, a firma del senatore Pd Raffaele Ranucci, è depositata in Parlamento dal 2013. Approvata dopo tempo immemore al Senato nel giugno 2016, si era nuovamente arenata alla Camera, per sbloccarsi a inizio anno. I tempi sembravano maturi per l’ok definitivo, il suo arrivo in aula era stato programmato per il mese di giugno. Peccato che ora si sia tutto bloccato, un’altra volta.

La colpa, ufficialmente, è della legge elettorale, che ha monopolizzato le attenzioni di Montecitorio: così la legge è uscita dal calendario, per rientrarci chissà quando. Tutto fermo pure in commissione, dove la discussione è rallentata da oltre 300 emendamenti, di cui circa 250 depositati dalla sola Lega Nord che sta facendo ostruzionismo. Nel mirino dei deputati del Carroccio (ma anche del Movimento 5 stelle) è finita la cosiddetta “norma transitoria”, che permetterebbe ai presidenti in carica al momento dell’approvazione di fare altri due mandati. Compreso il numero uno del Comitato Olimpico, Giovanni Malagò, che oggi ha di fronte solo 4 anni di governo e invece con la nuova legge potrebbe farne altri 12 (e forse non a caso il provvedimento è fortemente sponsorizzato dal Coni, oltre che dal ministro dello Sport, Luca Lotti). Il limite, insomma, non sarebbe retroattivo: così, tanto per fare un esempio, Luciano Rossi (64 anni, in carica dal lontano 1993, già ora primatista assoluto) potrebbe mantenere la guida della Fitav fino al 2029, senza neppure il quorum “aggravato” del 55% previsto dall’attuale normativa per la rielezione dopo il terzo mandato. Per questo chi da anni sgomita all’opposizione per rinnovare lo sport italiano, quasi si augura che la legge non veda mai la luce. Almeno non così formulata. I presidenti, invece, sono tutti tranquilli: in un caso o nell’altro, loro stanno in una botte di ferro.

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