Per una volta non parliamo di calcio. Perché il campionato si è fermato per la sosta, l’ultima prima dello sprint finale, e sulla nazionale non c’è molto da dire, visto che le qualificazioni ai Mondiali sono una lunga (e noiosa) corsa a distanza con la Spagna che si risolverà solo nello scontro diretto del prossimo 2 settembre. E poi perché non si vive di solo pallone: ci sono altre decine di sport, in Italia. In particolare 44 Federazioni sportive riconosciute (e finanziate) dal Coni, in cui succede di tutto. E finalmente, forse, qualcuno se n’è accorto. Le inchieste de ilfattoquotidiano.it sull’ultima tornata di elezioni e la malagestione delle Federazioni sono finite in Parlamento: in un’interpellanza del deputato del Movimento 5 stelle, Simone Valente, e in una interrogazione della Lega Nord a firma di Gianluca Pini. Peccato che il ministro dello Sport, Luca Lotti, forse impegnato dai risvolti dell’affare Consip (o troppo occupato a cercare una soluzione per la Ryder Cup, su cui il governo ha già fatto più di una brutta figura) non abbia trovato il tempo per rispondere.

Nei due atti parlamentari che sono stati sottoscritti alla Camera la scorsa settimana vengono riepilogate tutte le controverse vicende segnalate dal Fatto.it negli ultimi mesi. Si parte dalla elezioni della canoa, forse il caso più spinoso dell’ultima tornata elettorale: il presidente in carica Luciano Buonfiglio (anche vicepresidente di Giovanni Malagò in giunta Coni) è stato riconfermato, anche grazie però ad una serie di irregolarità che hanno portato all’invalidazione dell’assemblea. C’è spazio per le società fittizie nella pallamano, o per i delegati fantasma del ciclismo. Il M5s allarga il discorso al generale mancato rinnovamento nel mondo dello sport, dove è possibile incontrare dirigenti pluridecennali, né è rara l’accumulazione di cariche. Un esempio? Alberto Miglietta, braccio destro di Malagò, per mantenere l’incarico di amministratore delegato della Coni Servizi (la vera cassa dello sport italiano), ha dovuto rinunciare alla presidenza della sua Federazione Badminton. Ma solo per finta: al termine del mandato, ha piazzato alla guida il suo storico vice, e modificando lo statuto si è fatto nominare “presidente emerito”. Come Giorgio Napolitano, o Papa Ratzinger: solo con più poteri operativi (può anche svolgere “attività di rappresentanza”, se il nuovo presidente, ovvero il suo vecchio scudiero, glielo chiede). L’interrogazione leghista, invece, cita altri due casi sollevati dal nostro giornale: lo statuto della FederScherma, modificato “sottobanco” per agevolare la terza rielezione di Giorgio Scarso; o la conferma al Tiro a Segno di Enrfried Obrist, contraria alla normativa.

Al governo, però, tutto questo sembra non interessare particolarmente. Eppure in ballo ci sono anche i soldi dello Stato: in particolare 240 milioni di euro circa, fondi pubblici che ogni anno il Coni ridistribuisce alle Federazioni e che non sempre vengono utilizzati in maniera trasparente. La risposta all’interrogazione della Lega Nord deve ancora essere calendarizzata. È già stata discussa, invece, l’interpellanza del Movimento 5 stelle. Ma in aula a ricevere le domande del deputato Valente non si è presentato il ministro Lotti, a cui la richiesta era rivolta, e nemmeno un suo rappresentante diretto. Bensì Davide Faraone, storico e contestato sottosegretario all’Istruzione dell’ex ministro Stefania Giannini, uno dei padri della “Buona scuola”, migrato al Ministero della Salute dopo la crisi post referendum e la formazione del nuovo governo Gentiloni. A che titolo competente di questioni sportive, forse se lo chiede pure lui.

Sta di fatto che la risposta del ministero è stata una semplice scrollata di spalle: “Noi non possiamo farci nulla, per legge la competenza è del Coni”, il sunto dell’intervento del sottosegretario. Vero, fino a un certo punto: il ministro Lotti potrebbe sempre chiedere spiegazioni formali di quanto accaduto. E il Comitato olimpico che fa? Nulla, o quasi: aspetta le elezioni dell’11 maggio che riconfermeranno per un altro quadriennio Giovanni Malagò alla guida dello sport italiano. Temporeggia per evitare scossoni, interviene solo quando le cose prendono una piega troppo compromettente. Come per il voto della canoa, stroncato dal Collegio di Garanzia del Coni, che però si è ben guardato dal commissariare la Federazione, dove Buonfiglio rimane in carica nonostante elezioni da rifare (quando, ancora non è dato saperlo). Allo stesso modo il ministero della Difesa continua a tacere sulla posizione di Obrist, e nessuno ha detto nulla sulle anomalie in FederScherma. La soluzione sarebbe la famosa legge sul limite dei mandati, su cui il ministero ha ribadito il suo impegno, ma che ad oggi langue ancora in Parlamento. Soprattutto, però, ci vorrebbe un organo terzo di vigilanza (quello che dovrebbe essere il Coni), che riconduca alla normalità le federazioni, vere e proprie nicchie di potere, dove chi comanda non è soggetto ad alcun tipo di controllo, e l’ordinamento privatistico viene spesso utilizzato per gestire a piacimento soldi pubblici. Ma nello sport italiano la legge non c’è. O comunque non è uguale per tutti.

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