Continua ad allargarsi a macchia d’olio lo scandalo emissioni diesel: l’ultimo a finire sotto l’occhio dei riflettori è il gruppo Daimler, multinazionale tedesca proprietaria di marchi come Mercedes e Smart. La scorsa settimana in Germania le autorità avevano perquisito 11 sedi del colosso di Stoccarda, alla ricerca di prove su una possibile manipolazione dei dati relativi ai valori inquinanti dei motori a gasolio.

Le indagini erano state avviate a marzo, scaturite da una testimonianza interna. Nell’ultima relazione dei magistrati si legge che alcuni dipendenti sono “sospettati di frode e pubblicità ingannevole, collegate alla manipolazione del sistema di controllo delle emissioni di vetture diesel”.

Gli inquirenti tedeschi hanno peraltro confermato di essere in contatto con le autorità americane: nel giro di pochi giorni queste ultime potrebbero avviare un’inchiesta su Daimler, come successo a Volkswagen e FCA. Lo riporta Bloomberg, specificando che Daimler sarebbe già all’opera per trovare una rappresentanza legale per i propri dirigenti, pronta a difenderli “sul fronte civile e su quello penale”, come comunicato dalla stessa azienda in una recente nota ufficiale che non fa che alimentare i sospetti.

Peraltro in USA Mercedes ha recentemente fermato l’iter di omologazione di 4 modelli con motori diesel, troppo costosi e complessi da commercializzare oltreoceano dopo la stretta di vite voluta dall’Epa (l’ormai famosa “Environmental Protection Agency”) a seguito del dieselgate Volkswagen. Al momento non è tuttavia chiaro quanti potrebbero essere i veicoli coinvolti in un ipotetico scandalo Daimler.

Giova ricordare che sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti è finita anche la Bosch, il maggiore fornitore tedesco di componentistica per l’automotive: sono di sua fabbricazione i software forniti a costruttori come VW, FCA e GM – sotto inchiesta per presunte irregolarità del turbodiesel Duramax che equipaggia 705 mila pick-up – evidentemente programmabili anche per frodare i controlli in fase di omologazione.