Per cominciare, entro il 2019, l’emissione di una forma di bond sovrani dell’area euro, pur senza condivisione dei rischi. Poi, dal 2020, un Tesoro dell’area euro con a capo “un ministro delle Finanze dell’Ue” che sarebbe anche il presidente dell’Eurogruppo e dell’Ecofin e che potrebbe far parte della Commissione europea come incaricato dell’Unione economica e monetaria. E, in parallelo, un Fondo monetario europeo e dei ‘Safe assets’ europei, in pratica strumenti composti da titoli pubblici nazionali. Qualcosa di diverso rispetto agli Eurobond avversati finora dalla Germania. Sono le proposte avanzate dalla Commissione nel Documento di riflessione su come rendere più profonda l’Unione economica e monetaria diffuso mercoledì.

La Commissione spiega di voler “riflettere ulteriormente sulle diverse opzioni per avere un asset sicuro per l’Eurozona” paragonabile ai Treasuries, i titoli di Stato americani, e “incoraggiare una discussione sul possibile disegno di un asset simile”. Ovviamente però il tema della mutualizzazione del debito è “molto dibattuto, anche alla luce delle preoccupazioni per l’indebolimento dell’incentivo ad avere politiche di bilancio nazionali solide” che un Eurobond comporterebbe. Non a caso la portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, interpellata sul paper, ha detto che “la posizione di rifiuto degli eurobond e di condivisione del debito non è cambiata”. Tuttavia la versione soft prevista dal documento di Bruxelles per la prima fase appare molto meno lontana dalle posizioni di Berlino: la stampa tedesca domenica scorsa, mentre Angela Merkel chiedeva ufficialmente ai partner Ue di “prendere il loro destino nelle proprie mani” perché sugli Stati Uniti di Donald Trump non si può fare affidamento, ha rivelato che la cancelliera ha un piano che prevede un bilancio comune dell’eurozona e titoli sovranazionali di cui però “risponderebbero i Paesi membri, non solo la Germania”.E, incontrando Emmanuel Macron, la Merkel ha anche aperto alla possibilità di modificare i trattati

Nel documento Ue si sottolinea che la governance dell’Unione “è ancora per molti versi sbilanciata”. “La politica monetaria è centralizzata a livello dell’area euro, tuttavia si accompagna a politiche di bilancio e settoriali che riflettono principalmente circostanze e preferenze nazionali”. “Ciò si combina con un altro disallineamento in termini di strumenti: da una parte ci sono le robuste e necessarie (anche se spesso eccessivamente complesse) regole di bilancio, che prevedono possibili sanzioni; dall’altra, c’è una linea guida economica morbida, dettata a livello Ue attraverso il processo di coordinamento detto Semestre europeo”. E questo, ammette l’esecutivo Ue,
“ha contribuito troppo spesso alla mancanza di progressi nelle riforme strutturali e negli investimenti, cose di cui c’è un gran bisogno”, caricando sulle spalle della politica monetaria”troppe responsabilità” inclusa quella di “controbilanciare e attutire gli sviluppi dell’economia”. Inoltre per completare l’Unione bancaria restano “in sospeso” due elementi, “che permetterebbero di fare progressi sulla condivisione dei rischi: un ‘backstop’ (garante di ultima istanza, ndr) comune per il Fondo Unico di Risoluzione e uno Schema europeo di assicurazione sui depositi“. Entrambi “dovrebbero essere ora concordati il prima possibile, idealmente entro il 2019, nell’ottica averli pienamente operativi entro il 2025”.

Dato che la Commissione “già oggi svolge compiti di sorveglianza centralizzata sull’economia e sui bilanci”, prosegue dunque la Commissione, “si potrebbe prevedere che, in uno stadio ulteriore dell’approfondimento dell’Unione economica e monetaria, diverse competenze e funzioni vengano raggruppate sotto un unico ombrello”: un Tesoro dell’Eurozona, “con il supporto dello European Fiscal Board“, che si occupi anche del “coordinamento dell’emissione di possibili asset sicuri europei” e della “gestione delle funzioni di stabilizzazione macroeconomica”. Il Tesoro dell’area euro “avrebbe il compito di preparare decisioni e di eseguirle al livello dell’Eurozona. Per assicurare un corretto equilibrio di poteri, le funzioni decisionali sarebbero in capo all’Eurogruppo”. In un altro punto del documento, lungo una quarantina di pagine, si osserva che “le funzioni di presidente permanente dell’Eurogruppo e del membro della Commissione incaricato dell’Unione economica e monetaria potrebbero essere fuse”, ripensando così l’equilibrio dei poteri tra Commissione ed Eurogruppo.

La Commissione ricorda di aver “sviluppato un dialogo molto efficace con il Parlamento Europeo su queste materie, incluse quelle connesse al semestre europeo e al patto di stabilità. Come miglioramento immediato, queste pratiche potrebbero essere formalizzate dalle due istituzioni prima della fine del 2018″ e poi “tali accordi potrebbero essere estesi ad alte istituzioni” e “potrebbero tradursi in un accordo sull’accountability democratica dell’Eurozona”, da firmarsi prima del giugno 2019, quando si terranno le prossime elezioni europee. In seguito, questo accordo potrebbe essere integrato nei trattati Ue”.