“I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo l’ho capito negli ultimi giorni”. Sabato Angela Merkel ha definito “molto insoddisfacente” la discussione del G7 sui cambiamenti climatici, ma era evidente che il giudizio si applicava all’intero vertice di Taormina. E che la colpa, per la cancelliera, era del presidente Usa Donald Trump. Ora la leader tedesca, rientrata in patria dopo aver cancellato la prevista conferenza stampa finale, si toglie dalle scarpe altri sassolini. Pesanti come macigni. “Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani”, ha aggiunto, pur senza mai citare esplicitamente il tycoon. Merkel ha dunque sollecitato i Paesi dell’Ue ad unirsi di fronte alle nuove ed emergenti divergenze con gli Usa, alla Brexit e alle altre sfide.

Nel frattempo Trump, tornato negli Usa dove ad attenderlo c’è il Russiagate che sta travolgendo anche il genero e consigliere Jared Kushner, twittava: “Sono appena tornato dall’Europa. Il viaggio è stato un grande successo per l’America. Un lavoro duro, ma grandi risultati”. Ma il viaggio è stato in realtà segnato da un caso diplomatico di cui in Germania si continua a discutere: Trump, secondo Der Spiegel, ha definito i tedeschi “molto cattivi” perché rei di vendere troppe auto negli Usa (anche se per la maggior parte vengono prodotte sul territorio statunitense, dando quindi lavoro agli americani). Per quanto riguarda l’immigrazione, pur di trovare un compromesso con l’uomo del “muro con il Messicoi leader del G7 hanno scritto nel comunicato finale che “sostengono i diritti umani di tutti i migranti e i rifugiati” ma “riaffermano i diritti degli Stati sovrani, individualmente e collettivamente, di controllare i loro confini e di stabilire politiche che vadano nell’ottica del loro interesse e della loro sicurezza nazionali”.

Quanto ai temi ambientali Trump si è riservato di decidere “la prossima settimana” se sfilare o meno gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sulla lotta al riscaldamento globale, ma avrebbe già rivelato ad alcuni confidenti tra cui il numero uno dell’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) Scott Pruitt che si chiamerà fuori. Lo scrive il sito americano Axios, secondo cui lo chief strategist della Casa Bianca Steve Bannon è d’accordo sull’uscita mentre la figlia Ivanka e Kushner puntano a restare nell’intesa. A Pruitt, che nelle scorse settimane era apparso in tv per sostenere l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, è stato chiesto di interrompere le apparizioni televisive fino a quando Trump non annuncerà la sua decisione per evitare che il ritiro dall’intesa sia visto come una sua vittoria. Lo staff di Pruitt avrebbe espresso preoccupazione per le “pressioni” sul notoriamente volubile Trump dei leader europei e di alcuni consiglieri. Ma l’Epa, ex baluardo della protezione ambientale messo in mano a un avvocato che nega l’effetto della Co2 sul surriscaldamento globale, sembra sollevata dopo che il presidente ha rifiutato di aderire al documento siglato dalle altre sei nazioni del G7 a Taormina, in cui si ribadisce un “forte impegno” nell’attuazione dell’accordo di Parigi.

Un quadro che preoccupa Merkel, la quale secondo la Frankfurter Allgemeine am Sonntag avrebbe un “piano segreto” per l’Europa con “più sfaccettature” e si preparerebbe a nuove aperture dopo le elezioni federali di settembre. Prioritario il tema della gestione della crisi dei profughi e dunque la stabilizzazione della Libia. Il secondo punto è la difesa: su questo “Merkel vuole spendere più soldi” e a Bruxelles “si potrebbe costruire un comando centrale per un impegno militare comune”, visto che Londra, che ha sempre frenato, non è più un ostacolo. Inoltre serve “una apertura dai Paesi dell’est” di fronte alle nuove minacce rappresentate da Mosca e da Trump. Il terzo pilastro è la politica economica. Fra le idee sul tavolo un bilancio comune dell’eurozona, un unico ministro delle finanze e titoli sovranazionali, di cui però “risponderebbero i Paesi membri, non solo la Germania”. Dunque una cosa “differente dai classici eurobond”. Se alla guida della Bce andasse il tedesco Jens Weidmann, come Merkel vorrebbe, scrive inoltre la Fas, Berlino potrebbe aprire ad altre “concessioni”.