Proseguono le ricerche dei complici di Salman Abedi, il kamikaze che si è fatto esplodere alla Manchester Arena causando la morte di 22 persone e il ferimento di altre 120. E oggi gli agenti hanno arrestato un’altra persona, sospettata di avere aiutato il killer. Al momento, dunque, sono 8 le persone finora fermate: tra questi Ismail Abedi, 23 anni, suo fratello maggiore e il minore, Hashem, a Tripoli. Un uomo e una donna arrestate in precedenza sono stati poi rilasciati. Tuttavia il Guardian, citando fonti investigative, svela che alcuni complici di Abedi “sono ancora a piede libero”. E il Telegraph riferisce che il materiale ritrovato nel ‘covo’ del terrorista a Manchester conferma i timori di piani già pronti per “una seconda bomba”.

Dalle indagini, riferisce il Times, emerge inoltre che Abedi avrebbe preparato l’attacco per almeno un intero anno, acquistando chiodi e bulloni necessari a confezionare il suo micidiale ordigno in due distinte occasioni presso i cosiddetti DIY (negozi che vendono il necessario per i ‘lavori fai da te’) di Manchester. Secondo il quotidiano britannico, il 22enne aveva aperto un conto in banca 12 mesi fa che non ha usato fino a quando non ha prelevato per acquistare il necessario per la bomba a frammentazione dell’attentato del 22 maggio. Per non destare sospetti avrebbe acquistato separatamente, in due o più riprese, il materiale prima di partire per la Libia a metà aprile, stando alle fonti citate dal Times. Abedi era rientrato da Tripoli cinque giorni prima dell’attacco, tornando a Manchester mercoledì della scorsa settimana via Istanbul e Duesseldorf. Quindi aveva affittato un appartamento per una settimana vicino alla stazione di Piccadilly, nel centro di Manchester, dove si ritiene sia stata assemblata la bomba.

Intanto sfuma la tensione tra Regno Unito e Usa, dopo lo stop alla collaborazione deciso dagli investigatori inglesi a seguito della fuga di notizie da parte degli media americani. “Avendo ricevuto rassicurazioni, stiamo ora lavorando a stretto contatto con i nostri partner internazionali, inclusi quelli dell’alleanza dei ‘Five Eyes'”, ha detto Mark Rowley dell’antiterrorismo britannico, facendo riferimento alla condivisione di informazioni di intellgence tra Regno Unito, Usa, Australia, Canada e Nuova Zelanda. Dopo l’irritazione di Londra per la fuga di notizie, ieri la situazione si è distesa grazia ai colloqui a Bruxelles tra la premier Theresa May e il presidente Usa Donald Trump.

Quanto al filo diretto tra la famiglia di Abedi e Al Qaeda, il Corriere fornisce ulteriori dettagli sul profilo dei genitori del kamikaze. Il padre Ramadan, noto anche come anche Abu Ismael e arrestato a Tripoli qualche giorno dopo l’attentato, era “fuggito nel 1993 dalla Libia perché accusato di proteggere gli islamisti nemici di Gheddafi”. E “negli ultimi anni è stato vicino a gruppi simpatizzanti di Al Qaeda”. La madre Samia Tabbal, invece, “è una scienziata nucleare parente della moglie di Abu Anas Al-Libi, un veterano di Al Qaeda ucciso a Tripoli nel 2013 dalle forze Usa“. La donna, come emerso nei giorni scorsi, aveva denunciato alle autorità che il figlio Salman era pericoloso. Lui l’ha contattata “pochi minuti prima di avviarsi verso il foyer della Manchester Arena. La conversazione è stata breve. Le ha chiesto perdono. Poi ha riattaccato”.