Attenzionato dagli 007 inglesi ma “fino a un certo punto” e conosciuto dalle autorità americane. Ma soprattutto parte di una cellula terroristica più ampia, che probabilmente include il padre e il fratello maggiore. Di sicuro quello minore: Hashem, 20 anni, arrestato nel pomeriggio dalla Rada, la “Forza di deterrenza speciale” che gestisce la sicurezza a Tripoli, come il padre Ramadan (conosciuto anche come Abu Ismael). Ha confermato di fare parte dell’autoproclamato Stato islamico e di essere a conoscenza del piano del fratello Salman Abedi, kamikaze che alla Manchester Arena ha ucciso 22 persone e ne ha ferite 120. E che entrambi erano “fedeli all’Isis“. In più, riferisce Sky News, stava preparando un attacco terroristico nella capitale libica. A far scattare l’arresto è stato il fatto che Hashem abbia preso in consegna una somma consistente di denaro, 4.500 dinari libici, inviatagli dal fratello maggiore Salman prima dell’attentato kamikaze. Durante l’interrogatorio ha ammesso di essere stato in Gran Bretagna durante la fase di preparazione dell’attentato. Si è quindi detto al corrente di tutti i dettagli dell’azione condotta dall’Is, ha spiegato di aver lasciato il Regno Unito lo scorso 16 aprile e da allora di essere sempre stato in contatto con il fratello.

Il reclutatore nella moschea di Didsbury – Ma i legami dei famigliari col terrorismo vanno oltre Hashem: l’altro fratello, Ismail, 23 anni, è stato arrestato il 23 maggio nella zona di Chorlton, non lontano dalla sua abitazione. In un curriculum online si definisce come esperto informatico che ha lavorato per il Manchester Islamic Centre, il centro islamico della moschea di Didsbury frequentata dalla famiglia Abedi. E dove Salman pregava insieme a Raphael Hostey, 24enne considerato uno dei più importanti reclutatori dello Stato islamico nel Regno Unito nonostante la giovane età. Insieme avrebbero coltivato un forte rifiuto dell’Occidente prendendo la strada dell’estremismo islamico. A rivelarlo è Sky News, che ha rintracciato i contatti dell’attentatore al concerto di Ariana Grande con altri jihadisti locali che sono andati a combattere in Iraq e Siria come ‘foreign fighters’. Fra loro è spuntato il nome di Hostey, che è stato ucciso nel corso del raid di un drone occidentale in Siria l’anno scorso e aveva creato una vasta rete di proseliti nella quale era finito anche l’attentatore dell’arena.

“Noi siamo una famiglia che non pratica la violenza” – Su Abedi senior invece emergono contatti con il “Gruppo islamico combattente (Lifg) e anche i servizi di sicurezza libici” avevano classificato Ramadan, 50 anni, “fra gli elementi dell’organizzazione di Al Qaida“. Il padre da Tripoli aveva spiegato in mattinata che Salman era innocente, che fino a sei settimane fa si trovava in Libia e che pianificava di andare in Arabia Saudita per il ramadan. Addirittura Nbc riportava che aveva segnalato alle autorità la pericolosità del figlio e aveva aggiunto: “Non siamo una famiglia che pratica la violenza”. Ma alcune ore dopo è stato arrestato. Gli investigatori inglesi, quindi, indagano su una rete terroristica intorno a Salman. E sfuma l’ipotesi che fosse un lupo solitario: perché aveva una rete di contatti in Libia, perché aveva fatto addestramento terroristico all’estero. E perché l‘ordigno che ha azionato al Manchester Arena era complesso. Quindi è stato soltanto l’esecutore materiale e non l’artificiere che ha costruito la bomba. E a cui la polizia sta dando la caccia. Ian Hopkins, il capo della polizia, ha dichiarato che si sta indagando su un “network terroristico”.

Gli arresti – Intanto tutte le 22 vittime della strage sono state identificate e dopo i tre arresti avvenuti il 23 maggio – che includono anche Ismail – oggi altre sette persone sono state arrestate (incluse le due a Tripoli). L’ultima, una donna legata al kamikaze, proprio a Manchester Secondo l’emittente Itv, l’arresto è frutto di una operazione armata della polizia locale e di unità antiterrorismo, in un quartiere di torri residenziali a nord della città. Testimoni hanno sentito una forte esplosione, mentre la polizia penetrava in serata in una palazzina di Northland Road a Blackley. Uno degli abitanti del quartiere, Chris Barlow, ha detto di aver parlato con uno degli agenti dell’unità antiterrorismo, secondo cui la polizia ha fatto saltare per aria la porta di uno degli appartamenti e ha portato via un paio di persone.

In precedenza a Wigan, nella contea di Greater Manchester, era stato fermato un uomo con in mano un pacchetto sospetto. E in tarda mattinata c’è stato un nuovo raid in centro città degli agenti insieme alle forze speciali antiterrorismo. Nel mirino un appartamento all’interno di un complesso chiamato Granby House, che è stato perquisito. Ed è sospettato di essere il luogo in cui è stato preparato l’ordigno. Martedì le forze di sicurezza avevano perquisito l’abitazione di Abedi nel quartiere meridionale di Fallowfield, che è soltanto uno dei domicili della famiglia.

La bomba – Il kamikaze, scrive il Times che cita le immagini delle telecamere di sicurezza, ha fatto uso di una bomba contenuta in una valigia, piazzata nel foyer dell’Arena, pochi istanti prima di innescare la deflagrazione che ha ucciso 22 persone. E in serata il New York Times ha pubblicato le immagini raccolte sul luogo dell’esplosione da cui si evince che l’attentatore ha utilizzato un ordigno rudimentale ma potente con esplosivo trasportato in un barattolo di metallo, nascosto o in una maglietta nera oppure in uno zainetto blu di marca Karrimor e probabilmente attivato tramite un piccolo detonatore tenuto nella mano sinistra. Si tratta, scrive il giornale, di informazioni preliminari raccolte dalle autorità britanniche.

“Il padre del kamikaze vicino ad Al Qaeda” – Tante anche le notizie che riguardano Ramadan, il padre di Abedi. Per il Libya Herald la famiglia sarebbe originaria dell’est del Paese, di Guba, ma il padre sarebbe nato a Tripoli. Fonti citate dal quotidiano descrivono Ramadan Abedi come un “federalista della Cirenaica”, ma non noto per essere un estremista. Il contrario rispetto a quanto riferisce Mohamed Eljarh, analista libico che lavora anche per l’Atlantic Council. “Molti islamisti libici, in particolare del Lifg, che sono fuggiti dal regime di Gheddafi hanno trovato rifugio nel Regno Unito e Manchester è un centro importante per loro”, ha twittato, parlando di presunti collegamenti tra il padre di Abedi e il Gruppo islamico combattente (Lifg). E anche Sky News Arabiya parla di legami col terrorismo: nel fornire altre presunte indicazioni su appartenenza politica e amicizie, l’emittente di Abu Dhabi sostiene inoltre che “queste informazioni combaciano con quelle di un documento che fa parte dei registri dell’organismo per la sicurezza dello Stato della Libia nei quali venivano registrate le persone ricercate sotto il regime del defunto leader Muammar Gheddafi. I servizi di sicurezza libici” lo avevano “classificato fra gli elementi dell’organizzazione di Al Qaida“. “Politicamente”, l’uomo aderisce al “partito Al-Umma” di Sami al-Saadi, detto “Abu El-Monzer”, anch’egli un leader del Libyan Fighting Group appartenente all’organizzazione di Al Qaida“, scrive inoltre il sito con riferimento al gruppo armato anti-Gheddafi poi coinvolto nella guerra civile libica del 2011 e noto con l’acronimo “Lifg”. Ramadan Abedi inoltre “è considerato un amico intimo di Suhail Al Sadiq Al Ghariani, figlio del silurato muftì libico che esorta a combattere l’Esercito libico” del generale Khalifa Haftar “e incita al terrorismo“.

Il giornale online Libya Herald ha dato voce a Reda Fhelboom, cronista libico che ha vissuto per anni a Manchester: “Sentire che i responsabili dell’attacco sono libici non è stata una sorpresa perché so che ci sono molti estremisti libici che vivono a Manchester. La Gran Bretagna concede loro asilo – ha detto – e ora paga il prezzo per aver trascurato la loro ideologia estremista“. Manchester, ricorda il giornale, è nota per ospitare una delle più grandi comunità di libici espatriati. Il Libya Herald scrive che Abedi ha la doppia cittadinanza libica e britannica e che sulla sua carta d’identità libica il nome indicato è “Sulaiman”. La ministra dell’Interno britannica ha inoltre avuto la garanzia da parte delle autorità Usa che non ci saranno più fughe di informazioni riservate ai media sulla strage. “Gli americani – ha spiegato Rudd – sono del tutto consapevoli del fatto che abbiamo bisogno del loro sostegno per mantenere una integrità operativa, e questo significa anche controllare le informazioni”.

Massimo livello di allerta in Uk – Un attentato, quello di Manchester, che ripropone lo spettro del terrorismo suicida in Europa in dimensione da carneficina: l’attentato è il più grave in Gran Bretagna fin dagli attacchi del 2005 contro metro e bus di Londra. E molte delle persone ricoverate, una dozzina delle quali sotto i 16 anni, lottano in queste ore fra la vita e la morte. La premier Theresa May ha annunciato l’innalzamento massimo del livello di allerta in Gran Bretagna: il Paese è passato da un livello di minaccia “grave” a uno “critico”, che significa che un nuovo attentato non è solo possibile, ma anche “atteso in maniera imminente”. La ministra Rudd riferisce che saranno quindi dispiegati “fino a 38oo militari” a protezione dei luoghi pubblici considerati più a rischio, tra cui le ambasciate e Downing Street. Il ministro della Difesa ha annunciato che la consueta cerimonia del cambio della guardia a Buckingham Palace è stata cancellata. Il 22 marzo l’ultimo attacco a Londra, quando un suv è piombato sulla folla davanti al Parlamento sul ponte di Westminster.

Le vittime – C’è anche Olivia Campbell, 15 anni, tra le 22 vittime dell’attentato. La madre Charlotte aveva perso le sue tracce dopo la strage e aveva lanciato un appello disperato ai media britannici nella speranza di trovare la figlia. Online tanti utenti si erano mobilitati condividendo le foto di Olivia e degli altri dieci dispersi, molti giovanissimi. Ma la conferma della morte della quindicenne è arrivata nella notte dalla madre, che ha scritto un messaggio di addio alla figlia su Facebook. Confermata anche la morte di Marcin e Angelika Klis, una coppia origini polacche che risultava dispersa. I due stavano aspettando le due figlie dopo il concerto, all’uscita dell’Arena, quando Abedi ha colpito. Anche Alison Howe, 45 anni, e Lisa Lees, 47, sono morte nell’esplosione mentre aspettavano insieme le rispettive figlie. Ed era tra i dispersi anche Kelly Brewster, 32 anni, morta per fare da scudo alla nipotina che aveva accompagnato all’arena. Le prime vittime identificate sono state Saffie Rose Roussos, di soli 8 anni, la 18enne Georgina Bethany Callander e John Atkinson, 28 anni.

Tensioni tra Gb e Usa – Rudd ha criticato gli Stati Uniti per i “dettagli confidenziali” sull’attacco di Manchester fatti trapelare sui media americani. La ministra dell’Interno ha definito la condotta di Washington “irritante” e ha aggiunto che fughe di notizie di questo genere non “dovranno più ripetersi”, riporta l’Independent. “La polizia britannica è stata molto chiara nel dire di voler controllare la diffusione di informazioni per proteggere l‘integrità delle operazioni e il fattore sorpresa”, ha spiegato Rudd. “Quindi – ha aggiunto – è irritante quando queste vengono rivelate da altre fonti e sono stata molto chiara con i nostri amici che non dovrà ripetersi più”. Rudd non ha voluto dire esattamente quali dettagli siano stati rivelati, ma erano stati i media statunitensi a rivelare per primi l’identità di Abedi e a parlare di un attentatore suicida. Avevano inoltre rivelato il numero delle vittime prima della polizia britannica.