Il concorsone della scuola non finisce mai: a un anno di distanza dai test che avrebbero dovuto assegnare 63mila cattedre negli istituti di tutto il Paese, a causa dei tanti ricorsi in tribunale da qualche mese la procedura di selezione è ricominciata uguale a se stessa. Ma uguale nel vero senso della parola: perché, a quanto pare, le domande di alcune prove suppletive sarebbero state copiate e incollate dagli esami dello scorso anno, col rischio di favorire questa seconda ondata di candidati e scatenando le proteste di chi invece era andato allo sbaraglio nel 2016. Un’anomalia che potrebbe creare ulteriori problemi al Ministero dell’Istruzione (si parla già di ricorsi e richieste di sospensione), come se non bastassero i tanti ancora da risolvere e finiti di recente anche all’interno di un’interrogazione parlamentare presentata al Miur dallo stesso Partito democratico. Il governo ha interrogato se stesso per sapere se e quando finirà mai il concorsone.

Da aprile migliaia di docenti italiani sono tornati sui banchi per sostenere le cosiddette “prove suppletive”: nuovi esami, aggiuntivi a quelli del 2016, per tutti quei candidati che erano stati esclusi in un primo momento per mancanza di requisiti e si sono visti ammettere (anche se ancora solo “con riserva”) dalle sentenze dei tribunali (in particolare del Consiglio di Stato). La solita coda giudiziaria, tutt’altro che trascurabile stando ai numeri appena forniti da viale Trastevere: i test hanno interessato 104 delle 115 classi di concorso esistenti, per un totale di 434 procedure diverse e circa 5.500 concorrenti previsti. Di questi solo 3.655 (il 65,3%) hanno effettivamente svolto l’esame, ma in compenso se ne sono presentati altri 1.195 grazie ad ulteriori ordinanze cautelari che continuano ad essere emesse di giorno in giorno.

Peccato che l’enorme sforzo per mettere in piedi quest’ulteriore tornata di esami rischi di essere vanificato da una grave leggerezza: a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it alcune domande sarebbero state identiche a quelle dello scorso anno. Il problema riguarda in particolare la classe di concorso AD04, quella di lettere alle medie e alle superiori, una delle più attese e partecipate, con oltre metà prova copiata o simile a quella precedente. Secondo quanto raccontato da chi ha sostenuto i test, “praticamente uguali” al 2016 sarebbero stati due quesiti, quello sul valore della letteratura e sul tema della memoria in Montali, Pascoli e Leopardi. Nella domanda su Petrarca è cambiato solo il sonetto, non il senso del tema da svolgere. Ripresentata anche la scelta di “3/4 letture da proporre alla classe” (una delle domande più originali, che aveva messo maggiormente in difficoltà i candidati), solo su un argomento diverso (era “la diversità”, è diventato “l’amicizia”). E punti di contatto sostanziali ci sarebbero stati pure nella parte in inglese, in particolare in uno dei due testi di comprensioni.

Il condizionale è d’obbligo perché, in barba ad ogni principio di trasparenza (o anche semplicemente come avviene per gli esami di maturità o casi analoghi) il Miur ancora non ha pubblicato i testi delle prove. E per il momento da Viale Trastevere non è stato possibile avere alcun riscontro. Ma più di un testimone sostiene di essersi trovato di fronte a qualcosa di “già visto”. A questo sarà indirizzato il primo atto formale delle associazioni che hanno sollevato la questione: il Coordinamento Nazionale Tfa, ad esempio, farà una richiesta di accesso agli atti per avere i testi delle prove. Anche perché diverse segnalazioni sono arrivate anche su altre materie più di nicchia, come biologia, scienza degli alimenti, scienze economico-aziendali.

“Chiediamo chiarezza al più presto, vogliamo sapere se il Ministero davvero ha utilizzato le stesse domande, fornendo un chiaro vantaggio a chi ha sostenuto i test in seconda battuta”, spiega Sara Piersantelli. “Sarebbe una vera beffa per i bocciati dello scorso anno scoprire di aver fatto da cavia per i ricorrenti”. Se l’anomalia delle domande “copiate” verrà confermata, partirà un’immediata diffida al Miur per la sospensione della procedura: l’obiettivo è bloccare le prove e farle ripetere. Prima della loro correzione, perché una volta formate le graduatorie la giurisprudenza tende a tutelare i vincitori. C’è anche un precedente: giusto a inizio maggio il Tar ha sospeso il concorso per infermieri a Torino perché alcuni quesiti erano state ripresentati uguali tra il primo e il terzo turno. Magari pure i docenti dovranno tornare ancora sui banchi, per una ripetizione della ripetizione delle prove di un concorso davvero infinito.

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