Tra le tante bufale che circolano in rete sui vaccini, ce n’è una recente che è stata rilanciata dai soliti siti antivax: una “pubblicazione scientifica” dimostrerebbe che i bambini non vaccinati sonopiù sani” di quelli vaccinati, con meno allergie e problemi di neurosviluppo.

La realtà è che lo studio originale non ha alcuna validità scientifica e infatti è stato già ritirato dalla rivista che l’aveva inizialmente accettato. Aspetto surreale: è la seconda volta che succede per lo stesso articolo. Una piaga che ha colpito la scienza è la pubblicazione di cosiddetti “risultati” su riviste presuntamente scientifiche, ma che in realtà appartengono alla categoria paga-pubblica cosa vuoi. L’avvento della rete Internet ha visto il fiorire di un movimento positivo che è l’open access, ovvero la pubblicazione di articoli scientifici ad accesso libero e gratuito per i lettori.

Una volta passata la revisione tra pari, gli autori dell’articolo pagano una piccola cifra per sostenere i costi di pubblicazione on-line del proprio lavoro, i quali dovrebbero essere contenuti rispetto alle versioni cartacee. Il problema è stato che le buone intenzioni iniziali di molti sono state sfruttate da diversi editori definiti “predatori”, i quali accettano praticamente qualsiasi articolo (a volte nel giro di poche ore), a condizione che gli autori tirino fuori i soldi. Il mercato è stato sostenuto, purtroppo, da diversi accademici in tutto il mondo. Per dimostrare una produttività e una presunta fama scientifica, alcuni accademici hanno ceduto alla tentazione di ottenere una lunga lista di pubblicazioni su riviste discutibili, alimentando un circolo vizioso: più articoli, più fondi ai ricercatori e ancora più soldi ai giornali predoni.

Precisazione importante e doverosa: ovviamente ci sono delle riviste open access seriecosì come esistono degli editori tradizionali che lasciano molto a desiderare. La valutazione delle ricerche dovrebbe avvenire sul singolo lavoro, non sulla sede di pubblicazione. Tuttavia, quando una rivista semisconosciuta richiede delle publication fee (dell’ordine di migliaia di euro per il singolo articolo) assolutamente non giustificate da una pubblicazione esclusivamente on-line, dovrebbe subito suonare un campanello d’allarme.

Oltre che per l’autopromozione, le riviste predone adesso sono sfruttate anche da parte di chi vuole spacciare quelle ricerche non solo per pseudoscienza, ma per bufale vere e proprie, come appunto la “pubblicazione scientifica” riguardo ai “bambini non vaccinati più sani”. Lo studio è stato finanziato da un’associazione notoriamente critica verso i vaccini.

La cosa non sarebbe sufficiente a screditarlo, come non ci sarebbe nulla di strano se una casa farmaceutica sostenesse economicamente una ricerca ben fatta. Il problema è che lo studio antivax di cui stiamo parlando, di problemi ne ha tantissimi. Si basa su questionari anonimi compilati su Internet e questa è una falla metodologica notevole.

Innanzitutto, non c’è la possibilità di una verifica indipendente dei risultati. I questionari su Internet sono adeguati per sapere se la pasta all’amatriciana sia meglio con o senza l’aglio o per chi deve lasciare l’Isola dei famosi, non per le indagini scientifiche. Chiedere, ad esempio, a genitori che non hanno vaccinato i propri figli se questi siano più sani porta a un esito prevedibilissimo: è come chiedere a un tifoso di arbitrare la partita della sua squadra del cuore. Si tendono a dimenticare i falli della propria squadra e a punire quelli degli avversari. Insomma, con il campione scelto in questo modo, i risultati erano scontati.

Non serve un esperto di vaccini per capire che si tratta di una bufala: è sufficiente chiunque abbia un minimo di familiarità su cosa dovrebbe essere un articolo scientifico. Quindi, ci troviamo di fronte a uno studio farlocco ritrattato per ben due volte da due riviste diverse (un record, per quanto mi risulta), al quale qualcuno continua a dare credito. Non c’è alcuna evidenza che i bambini non vaccinati siano “più sani”: ecco un articolo affidabile che smentisce la correlazione allergie-vaccini.

Per proteggere la salute dei nostri figli crediamo alla scienza, non ai venditori di fumo.