Dal centro di accoglienza allo sfruttamento nei campi. Cooperative che ogni giorno, di fatto, incassano 35 euro a migrante dalla prefettura per poi trasformarsi in caporali che costringono senegalesi, nigeriani e somali a lavorare nei campi di patate e fragole della Sila cosentina o come pastori per badare agli animali da pascolo. Dodici ore di lavoro al giorno retribuite anche 10 euro in nero. È quanto avveniva all’interno del Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) “Santa Lucia” gestito dal “Centro giovanile universitario jonico” e organizzato in due strutture a Spezzano Piccolo e a Camigliatello, in provincia di Cosenza.

Stamattina è scattata l’operazione dei carabinieri con il coordinamento della Procura di Cosenza guidata da Mario Spagnuolo e dall’aggiunto Marisa Manzini. In carcere sono finiti il responsabile della struttura Corrado Scarcelli e Vittorio Imbrogno che aveva il compito di reclutare i migranti e trasportarli direttamente nei campi in cui dovevano lavorare. Ai domiciliari sono finiti il presidente dell’associazione Luca Carucci (che è anche uno psicologo), il coordinatore della struttura e responsabile della sicurezza Giorgio Luciano Morrone e i titolari della società agricola “La sorgente Srl” Fulvio e Giampaolo Serra presso cui lavoravano i migranti.

Una decina di loro vivevano addirittura in una casa dell’azienda agricola pur risultando ancora ospiti del Cas in modo tale da far percepire ai gestori del centro di accoglienza i contributi previsti dalla prefettura. Il gip Salvatore Carpino ha inoltre disposto l’obbligo di dimora per Franco Provato, Gianluca Gencarelli, Renato Gabriele, Giuseppe Gabriele, Giorgio Gabriele, Vincenzo Perrone, Salvatore Perrone e Vincenzo Pasqua.

L’inchiesta dei carabinieri ha permesso ai pm di Cosenza di accertare come i responsabili del centro di accoglienza abbiano manipolato i fogli presenza dei rifugiati, che venivano dati come presenti nel tentativo di ottenere i finanziamenti previsti dalla legge a sostegno della struttura di accoglienza.

“Il reclutamento della manodopera da parte di Giorgio Luciano Morrone, Luca Carucci e Corrado Scarcelli – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – è stato facilitato dal ruolo svolto all’interno della struttura di accoglienza ‘Santa Lucia’. Gli indagati hanno avviato al lavoro senza alcuna ‘formalità’ e senza rispetto dei loro diritti fondamentali i migranti ospitati dal Cas, ‘trasferendoli’ in maniera sistematica a San Giovanni in Fiore presso la società agricola ‘La Sorgente’. I migranti, addirittura, sono stati costretti ad alloggiare in una casa sita all’interno della società agricola, vivendo e lavorando stabilmente in quell’azienda. La retribuzione giornaliera dei lavoratori-migranti era di 10-20 euro per circa 11 ore di lavoro al giorno. Ciò significa che la retribuzione oraria era pari a 0,90-1,81 euro”.

Negrieri travestiti da volontari dell’accoglienza che non solo sottopagavano i migranti ma questi ultimi, stando ai verbali inseriti nell’ordinanza di arresto, venivano anche aggrediti e minacciati quando erano lenti a raccogliere le patate. “Luciano (Morrone, ndr) – dice uno degli ospiti del Cas – trattava male mediante minacce e a volte percosse (tirando calci) chi tra i miei compagni magari si fermava un attimo per riposare”.

“Il 29 settembre alle 6 – racconta sempre un migrante – io e altri cinque miei amici, ospitati insieme a me a Villa Letizia, ci siamo portati in piazza a Camigliatello dove Vittorio (Imbrogno, ndr) con la sua Fiat di colore nero e Luciano (Morrone, ndr) con il suo fuoristrada Land Rover chiaro, ci hanno fatto salire a bordo e ci hanno accompagnati in un campo per la raccolta di patate. Abbiamo lavorato fino alle 17 del pomeriggio, quindi Luciano ha pagato tutti 20 euro. Quando è arrivato il mio turno mi ha pagato con 10 euro. Ho chiesto spiegazioni ma lui prima mi ha dato uno schiaffo e poi mi ha spinto dicendo che sono un vagabondo e di andare a fanculo. Dopo siamo saliti tutti e sei nel Land Rover e Vittorio ci ha riaccompagnati a Villa Letizia”.

Per un periodo, i migranti sono rimasti in una casa sopra il bar di Luciano a Camigliatello. “Non ci ha mai pagato – fa mettere a verbale uno dei rifugiati – e da quando siamo suoi ospiti non abbiamo ricevuto prodotti per l’igiene: le lenzuola dei letti dove dormiamo, nella casa sopra il bar, non sono state mai cambiate. Lui ci ha sempre detto che lo Stato italiano lo paga solo per fornirci da dormire e da mangiare.

Il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro è stato contestato agli indagati dalla Procura di Cosenza che, nel fascicolo dell’inchiesta, ha inserito anche le dichiarazioni di un ex collaboratore del Cas, Eugenio Di Puppo, messo alla porta dal presidente dell’associazione Luca Carucci “per via dei contrasti sulla gestione dei migranti”. In particolare Di Puppo si occupava del rapporto con i vari enti. “Nello specifico – spiega l’ex collaboratore del Cas – i contrasti di cui accennavo si concentravano su quanto effettivamente spettava ai ragazzi (vestizione, visite mediche, vitto e alloggio) e cosa più grave l’occupazione di questi migranti in attività lavorative in maniera illegale, senza nessuna forma di garanzia e salvaguardia sulle loro persone”.