Non si placano le tensioni tra Usa e Corea del Nord. Nel giorno in cui il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, visita la zona demilitarizzata (DMZ) che separa le due Coree l’ambasciatore di Pyongyang all’Onu, Kim In Ryong lancia l’ennesimo allarme: “Una guerra nucleare potrebbe scoppiare da un momento all’altro nella penisola coreana. Gli Stati Uniti – dice il diplomatico parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro – stanno disturbando la pace e la stabilità globale, insistendo in una logica da gangster”. Pyongyang “prenderà contromisure più pesanti” e gli Usa saranno ritenuti responsabili per le loro azioni prosegue l’ambasciatore sottolineando poi che i test sui missili “fanno parte del normale percorso per sviluppare capacità di autodifesa“.  “Condurremo altri testi missilistici su base settimanale, mensile e annuale” rimarca alla Bbc il viceministro nordcoreano degli Esteri Han Song-Ryol. Sarà “guerra a tutto campo” se gli Usa saranno “saranno così spericolati da usare mezzi militari”.

Trump e la sottile linea rossa
Spero che sia possibile una soluzione pacifica – aveva dichiarato poco prima il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Cnn – La Corea del Nord deve comportarsi bene”.  “Non credo vedrete linee rosse sulla Corea del Nord” ha poi detto Sean Spicer, il portavoce della Casa Bianca, nel suo briefing quotidiano aggiungendo che il presidente terrà per sé le sue intenzioni e che gli Usa continueranno a lavorare con la Cina sul caso della Corea del nord.

Pence da Seoul: “Tutte le opzioni sono sul tavolo”
Dall’altra parte del mondo, a pochi metri dal confine con la Corea del Nord, il numero due della Casa Bianca Mike Pence ha nuovamente sottolineato l’importanza dell’alleanza tra Washington e Seul e la “determinazione del popolo e del presidente americano” a risolvere la situazione “con mezzi pacifici, attraverso negoziati”. Anche se il vice di Trump ha anche rimarcato che “la pazienza strategica” degli Stati Uniti è esaurita e che “tutte le opzioni sono sul tavolo” per raggiungere la denuclearizzazione della penisola coreana, ventilando nuovamente che la via militare è una possibilità se Pyongyang tira troppo la corda. ”

Pence si è poi spostato a Seul, a circa 50 chilometri a sud del DMZ, una striscia di quattro chilometri di larghezza che corre lungo il confine tra i due Paesi, che sono tecnicamente in guerra da oltre 65 anni, e l’unico punto in cui le truppe del Nord e del Sud sono faccia a faccia. Poche ore prima dell’arrivo del vicepresidente Usa, la Corea del Nord ha tentato senza successo di lanciare un missile balistico che è esploso dopo il lancio. A seguito del lancio di un altro missile, effettuato il 5 aprile, il Pentagono ha deciso di inviare verso la penisola la portaerei nucleare USS Carl Vinson e il suo gruppo d’attacco. A questo scenario di grande tensione si aggiunge la possibilità che il regime di Kim Jong-un decida di fare un test atomico, dato che i movimenti nell’area indicano che tutto sarebbe pronto nella base nucleare nordcoreana. Un’azione che potrebbe produrre un’esclation nelle relazioni tra i due Paesi.

Cina, Russia e Giappone premono per soluzioni pacifiche
Mosca non può accettare le “sconsiderate azioni nucleari” della Corea del Nord, ma spera che gli Stati Uniti non intraprenderanno azioni unilaterali contro Pyongyang dichiara il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, chiedendo a tutti di non rispondere alle mosse della Corea del Nord con azioni che “violino la legge internazionale”. Di fronte a una “situazione molto delicata e pericolosa”, la Cina esorta tutte le parti coinvolte a dare prova di moderazione astenendosi da provocazioni. Il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang afferma che bisogna ridurre le tensioni al fine di “tornare al tavolo negoziale e risolvere i problemi con mezzi pacifici”. Pechino vuole far ripartire il dialogo multilaterale (di cui fanno parte Cina, le due Coree, Usa, Russia e Giappone), in stallo da dicembre 2008.

Anche il premier giapponese Shinzo Abe sottolinea l’esigenza di anteporre le trattative diplomatiche e fare pressione sulla Corea del Nord, prima di pensare a ricorrere all’uso della forza. Davanti alla Commissione parlamentare della Dieta Abe ha ricordato che “malgrado Pyongyang abbia scelto di mostrare i muscoli e il proprio arsenale militare, è importante continuare a proteggere la pace tramite gli sforzi diplomatici e aumentare le sollecitazioni per un maggior dialogo”. Il premier nipponico – che nei scorsi giorni aveva sostenuto le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump riferendosi a ‘tutte le opzioni sono sul tavolo, inclusa quella militare’ – ha ribadito che il Giappone lavorerà in accordo con Cina e Russia insieme a Stati Uniti e Corea del Sud, per fare pressione su Pyongyang e un auspicato ritorno alla calma. Abe ha anche detto che il governo di Tokyo sta valutando diversi piani contingenti che potrebbero riguardare un afflusso di rifugiati nel caso di una escalation militare della penisola coreana, e le contromisure per un’eventuale evacuazione e messa in sicurezza dei cittadini giapponesi dalla Corea del Sud, stimati in circa 60mila. Intanto, dopo la visita a Seul, il vicepresidente Usa Mike Pence sarà a Tokyo da domani con l’obiettivo di rafforzare l’alleanza strategica nella regione Asia Pacifico.