Dopo settimane ad alta tensione è partita la trattativa tra enti e il gruppo Pro-Gest sul caso dell’ex cartiera Burgo di Mantova acquistata dalla holding trevigiana e sul progetto di rilancio dell’imprenditore Bruno Zago, re della carta e tra i grandi soci di Veneto Banca. È partita con nuovi presupposti, anche alla luce delle conclusioni a cui è giunto nella sua bozza di relazione l’ingegnere Federico Viganò, ricercatore del Politecnico di Milano, incaricato dal Tar, davanti al quale pendono quattro ricorsi. Secondo il tecnico le modifiche previste da Pro-Gest per il riavvio della cartiera ex Burgo sono da considerarsi sostanziali rispetto all’impianto autorizzato nel 2014. Eppure l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è stata trasferita da Burgo alla società Cartiere Villa Lagarina del gruppo senza passare dalla Valutazione di impatto ambientale. Il tutto con l’ok della Provincia di Mantova. E se l’iter che ha portato al rilascio dell’Aia è finito al centro di un’inchiesta aperta dalla Procura di Mantova, anche le considerazioni del tecnico rappresentano una novità non da poco. E hanno di certo avuto un peso nell’avvio del tavolo di confronto che si è svolto ieri nell’ufficio dell’assessore all’Ambiente del Comune di Mantova Andrea Murari.

Al centro i temi che da mesi tengono banco: in primis la possibilità di sottoporre a Valutazione di impatto ambientale e a una nuova Autorizzazione integrata ambientale il progetto, vincolato alla riattivazione di un inceneritore di rifiuti industriali dove si potranno bruciare anche quelli delle altre 22 cartiere del gruppo, e all’avvio ex novo di una centrale turbogas. Nel frattempo si attende il parere definitivo che dovrebbe essere depositato in tribunale entro il 20 aprile. Restano in piedi, dunque, i quattro ricorsi presentati rispettivamente da un gruppo di 260 cittadini, Isde, Italia Nostra e Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, da 4 Comuni (Mantova, già sito di interesse nazionale per l’inquinamento, San Giorgio, Porto Mantovano, Borgo Virgilio), dal Parco del Mincio e da uno dei consiglieri di minoranza del Comune di Mantova.

LA BOZZA DI RELAZIONE – Ad anticipare le conclusioni cui era giunto il ricercatore del Politecnico era stato, nei giorni scorsi, l’ingegnere Paolo Rabitti, consulente dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde) nel ricorso presentato al Tar contro l’Aia rilasciata dalla Provincia a Pro-Gest per riaprire la cartiera ex Burgo. “La bozza della verifica – ha spiegato durante un incontro dell’Isde – dice la stessa cosa che ho detto io. Ossia che la cartiera raddoppierà la produzione e che la fabbrica inquina di più di quella di prima”. Nel documento che, si ricorda, non è definito (ma che difficilmente potrà essere stravolto rispetto ai dati raccolti) Viganò giunge alla conclusione che l’Aia rilasciata nel giugno 2014 si sarebbe dovuta riesaminare alla luce dell’entrata in vigore (due mesi prima) del decreto legislativo 46/2014 che modificava in modo significativo l’intera normativa ambientale italiana. La fase istruttoria del procedimento, infatti, si è conclusa prima dell’entrata in vigore del decreto, ma non rispettava la nuova normativa Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control, ossia prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento). Cosa cambia con le nuove regole? Mentre prima solo gli inceneritori urbani erano da sottoporre ad Aia, oggi lo sono tutti quelli che bruciano più di tre tonnellate all’ora di rifiuti. Così, nel caso dell’impianto, “l’attività di incenerimento dei rifiuti speciali non pericolosi era classificata come ‘non IPCC’, mentre in virtù della nuova normativa era diventata attività IPCC”. Morale: per l’ingegnere incaricato dal Tar esistono le condizioni per il riesame dell’Aia.

LE MODIFICHE ‘SOSTANZIALI’ – Non solo. Secondo le conclusioni preliminari le modifiche rispetto all’impianto del 2014 sono “sostanziali”, al contrario di quanto stabilito dalla Provincia “in virtù dell’incremento della potenzialità produttiva dell’attività IPPC (relativa alla fabbricazione di carta)” che è aumentata di 584 tonnellate al giorno rispetto a quella autorizzata nel 2014 (575 tonnellate al giorno). Un incremento che richiede, “secondo le norme vigenti, una verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto ambientale”. E anche se si ritiene che “alcune modifiche tra quelle introdotte siano migliorative”, in quanto “comportano il conseguimento di più elevate prestazioni ambientali”, è anche vero che “non è possibile valutare compiutamente tutte le modifiche introdotte sotto questo profilo “a causa del quadro conoscitivo incerto e incompleto che emerge dalla documentazione agli atti”.

DATI INCERTI E CONTRASTANTI – Un discorso a parte, infatti, merita la verifica dell’eventuale ipotetico incremento di emissioni. Il verificatore ha riscontrato che i dati riportati dalla documentazione sono “incerti, incompleti e spesso contrastanti”. Dalle valutazioni svolte emerge una sicura riduzione delle emissioni dovute al processo produttivo relativo alla fabbricazione di carta, ma anche “un possibile aumento delle emissioni dovute all’intera installazione IPCC” per via della combustione di combustibili e dell’incenerimento di rifiuti. Insomma quanto fornito fin qui dall’azienda, ma anche dalla Provincia che ha dato l’ok, non basta a garantire che il progetto non porterà a un maggiore inquinamento. Da qui la possibilità che si faccia un passo indietro e si ricominci dalla Via.