Già alla frontiera meridionale del Kazakistan percepisci che stai per entrare in un mondo ancora diverso, il trasferimento in Kirghizistan è un viaggio verso una realtà fissa. Si attraversa una steppa gelida, che scorre al lato del taxi collettivo che da Taraz, capoluogo della regione kazaka di Žambyl, ti porta al confine kirghiso.

Qualche fabbrica dismessa spezza la monotonia del paesaggio, pali della luce irregolari sembrano messi lì solo per delimitare la strada. Lungo la linea di confine un passaggio angusto a piedi, nessuno scatto per non irritare agenti dallo sguardo sveglio, funzionari di polizia quasi attoniti di dover mettere un timbro su passaporti occidentali. Quando la strada si inerpica, subito dopo i primi valichi appare una diga imponente dominata dalla effigie di Lenin, una enorme scultura in rilievo che segna il periodo sovietico.

Non è un ricordo antico: l’influenza russa è attuale, concreta, come in tutta quella parte di Asia centrale rientrante nella Comunità degli Stati indipendenti.

La potente Gazprom si prepara a realizzare investimenti nella rete distributiva energetica del Kirghizistan, il recente incontro a Bishkek, la capitale, tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente kirghiso Almazbek Atamzbek ha rilanciato lo stato delle relazioni commerciali tra il paese senza sbocco sul mare e il gigante euroasiatico.

Il colosso energetico russo poche settimane fa ha annunciato l’investimento di 100 miliardi di rubli nella rete di distribuzione gas del Kirghizistan, l’attuale copertura della rete distributiva del gas passerà dall’attuale 22% al 60% del territorio. Una politica di cooperazione favorita dall’adesione del Kirghizistan nell’Unione economica eurasiatica, organizzazione internazionale che riunisce Russia, Kazakistan, Armenia e Bielorussia.

Lo scorso anno la Russia ha fornito un milione di tonnellate di petrolio al paese centro asiatico senza dazi. I trasferimenti dei kirghisi residenti sul suolo russo verso il paese di origine si sono incrementati del 17% e sono equivalenti a circa un terzo del budget statale del paese centroasiatico.

La Eurasian development bank (Edb), banca per lo sviluppo regionale, ha firmato un accordo con il Kirghizistan per finanziare il potenziamento del progetto idroelettrico Kambarata sul fiume Naryn, così un paese privo di risorse naturali, quali il petrolio e il gas di cui sono ricchi i vicini kazaki e uzbeki, punta sull’idroelettrico per conquistare l’indipendenza energetica e per avere possibilità di esportazione dell’energia elettrica verso la Cina e i paesi limitrofi.

La geopolitica contemporanea è lontana dal Grande gioco, come fu chiamato il conflitto diplomatico che coinvolgeva nell’Ottocento due grandi potenze imperialiste, RussiaRegno Unito, protagoniste di un perenne stato di allerta militare e diplomatica per contendersi territori e zone di influenza in queste remote regioni dell’Asia centrale.

Tuttavia, percorrendo valichi e laghi ghiacciati battuti dal primo sole primaverile, sembra di rivedere le descrizioni delle spedizioni temerarie contenute nei saggi di Peter Hopkirk. I primi agglomerati kirghisi li raggiungi su strade sterrate, in spazi aperti trovi piccoli commerci dei prodotti della terra, più in là cianfrusaglie cinesi, e in luoghi privilegiati spacci ricavati dai container usati per i traffici su navi mercantili.

Un mondo piccolo dove regna la calma, quanto saranno lontani i frenetici centri di reclutamento di fanatici terroristi o ‘i cani sciolti’ della Jihad.